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Esiste un “prima del lockdown”, un “durante”, ma purtroppo per molti del “dopo” non vi è ancora traccia. La convivenza forzata con il Covid compie a breve due anni e di segni ne ha lasciati tanti. Non solo in termini sanitari, ma anche economici. In altre parole il virus dove non ha ucciso, ha creato non pochi problemi sul conto in banca.

Ad alzare la testa, dopo le pressioni di questi mesi, sono i ristoratori. Con una lettera aperta diffusa pochi giorni fa, hanno chiesto alle istituzioni di intervenire su alcuni punti come il sostegno all’occupazione e fondi di gestione erogati con criteri equi; l’azzeramento delle imposte comunali per il 2022; la moratoria finanziaria e fiscale rispetto ai mutui ed agli impegni assunti a causa dell’emergenza Covid; la calmierizzazione e rateizzazione bollette energetiche aziendali attraverso fondi di copertura statali; il credito di imposta sui canoni di locazione per tutto il periodo dell’emergenza. Richieste chiare che hanno portato all’attenzione delle Governo ma anche delle istituzioni locali.

“E’ un momento molto difficile – spiega Paolo Putignano proprietario di un ristorante nel quartiere Picone. “I prezzi delle materie prime sono aumentati. Così le spese fisse come luce e gas. Di conseguenza anche pranzare o cenare fuori costa. Ovviamente non per nostra responsabilità. Se è vero – prosegue – che noi abbiamo ripreso a lavorare, è anche vero che siamo ancora al 30 per cento degli incassi rispetto a prima del Covid. Questo – racconta ancora – non fa altro che aumentare i nostri debiti perché non ce la facciamo”.

La situazione di Putignano rientra tra quelle dei tanti imprenditori che di ristori non ha visto neanche l’ombra. E spieghiamo la ragione. Il Governo ha confrontato il fatturato di aprile 2019 con quello di aprile 2020 e in base a quello ha stabilito il sostegno da erogare. Ma Putignano ad aprile non aveva ancora aperto il suo locale: era chiuso per lavori di ristrutturazione. Il ristorante ha riaperto ufficialmente nel giugno successivo e ha prodotto utili per i mesi successivi. Sino a marzo 2020. Poi serrande abbassate per tutti, dipendenti a casa e zero aiuti dal governo.

“Per me è stato chiaramente più complicato. E continua ad esserlo: oggi non siamo affatto fuori dal lockdown. La gente ha paura di uscire e non tutti hanno il green pass. La nostra è una ripresa a singhiozzo con tanti debiti che continuano ad accumularsi. E poi voglio dire una cosa alle persone che non hanno una giusta idea della nostra categoria: ogni giorno a mezzanotte i nostri scontrini vengono passati in automatico all’agenzia delle entrate. Siamo sommersi da controlli e da costi fissi. Non è facile per questo restare a galla, ve lo assicuro”.


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