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Meno nati e aspettativa di vita più elevata: Puglia tra le regioni “più vecchie” di Italia

Pubblicato da: redazione | Dom, 9 Ottobre 2022 - 10:00

La Puglia tra le regioni potenzialmente più vecchie d’Italia. Questo uno dei moniti che arriva dal 36° Congresso Nazionale della Società Italiana Geriatria Ospedale e Territorio – SIGOT, che si è svolto a Bari dal 5 al 7 ottobre. A fronte di un numero crescente di anziani che vivono di più, è molto verosimile che si debba assistere ad un aumento dell’incidenza e della prevalenza delle malattie cronico-degenerative, a forte impatto assistenziale, che si accompagna tendenzialmente ad un incremento della disabilità. Il censimento ISTAT relativo al biennio 2018-2019 riscontra in Puglia un’età media di 44,6 anni rispetto ai 45,2 della media nazionale. Eppure, il confronto con i dati del censimento 2011 evidenzia un progressivo invecchiamento della popolazione con ritmi superiori al resto d’Italia.

“La popolazione pugliese è una popolazione che invecchia rapidamente, anche più di altre regioni – sottolinea il Prof. Vincenzo Solfrizzi, Professore Ordinario di Medicina Interna e di Geriatria e Presidente del Congresso SIGOT – In Puglia c’è un’aspettativa di vita più elevata della media in italiana, ma vi è anche un tasso di fecondità inferiore alla media delle altre regioni. Questi due fenomeni condizionano le dinamiche verso l’invecchiamento. Lo stile di vita sano ci permette di vivere più a lungo rispetto ad altri, ma il numero di figli raramente supera le due unità, in netta contrapposizione rispetto agli anni a cavallo delle due guerre e quelli successivi al secondo dopoguerra, quando c’erano fino a 10 figli a famiglia. A ciò si aggiunge il fenomeno migratorio di molti giovani verso altre regioni o all’estero. Il generale invecchiamento implica una difficoltà sempre maggiore nella gestione degli anziani e la necessità di rinnovare i supporti per la terza età, rafforzando le risorse sul territorio, al fine di non sovraccaricare gli ospedali che invece dovrebbero concentrarsi sulle patologie acute. In Puglia come in altre regioni del Sud infatti per l’assistenza poteva contare su un fattore culturale che portava le famiglie a essere molto presenti, ma questa progressiva perdita delle classi d’età sotto i 50 anni sta modificando il quadro e aggrava il problema della solitudine, che può uccidere quanto altre malattie”.

DAL CONGRESSO SIGOT ATTENZIONE AI VACCINI E ALLA PREVENZIONE – Il Congresso SIGOT di Bari ha rivolto la sua attenzione anche ai problemi contingenti relativi all’aumento dei contagi da COVID e ai primi casi di influenza, sottolineando la protezione offerta dai vaccini, soprattutto per la popolazione anziana, maggiormente esposta agli effetti più gravi delle infezioni. “Mai come adesso è necessario ragionare sull’approccio all’anziano in termini di prevenzione – sottolinea il Prof. Alberto Pilotto, Presidente SIGOT – I dati Eurostat rilevano che a 65 anni l’anziano ha in media davanti dai 22 ai 25 anni di vita. Tuttavia, troppo spesso una parte consistente di questi anni è gravata da disabilità e malattie. L’unico modo che abbiamo per prolungare questi anni di vita anziana in salute e attività è realizzando percorsi e programmi di prevenzione, che nell’ambito delle malattie infettive acute consistono nelle vaccinazioni, che rafforzano il sistema immunitario. Da una revisione di studi scientifici su oltre 113mila anziani si evince che le malattie infettive hanno un forte impatto negativo sulle funzioni cognitive e sull’autonomia personale degli ultrasessantacinquenni. Purtroppo però gli obiettivi di copertura vaccinale sono ben al di sotto di quanto auspicato dal Ministero della Salute: per l’influenza, l’obiettivo minimo del 75% della popolazione anziana non è mai stato raggiunto dal 1999 e, dopo un trend in crescita dal 2015 al 2020, nella stagione 2021/22 la copertura vaccinale anti-influenza negli anziani è  diminuita del 7%. Considerando i dati osservati nell’emisfero australe dobbiamo prepararci ad una certa aggressività del virus influenzale, visto che le nostre difese immunitarie non sono state sollecitate nelle ultime due stagioni, mentre il COVID si può presentare sotto forma di nuove varianti, in parte già identificate”.

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