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Spaccio gestito anche dal carcere, sette misure cautelari tra Trani e Bisceglie

La scoperta della Guardia di Finanza

Pubblicato da: redazione | Mar, 14 Ottobre 2025 - 10:48
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Un articolato sistema di spaccio, con diramazioni nelle città di Trani e Bisceglie, è stato smantellato dalla Guardia di Finanza di Trani al termine di un’indagine coordinata dalla Procura della Repubblica. Sette le persone colpite da misure cautelari personali, accusate – a vario titolo – di traffico e detenzione di stupefacenti, trasferimento fraudolento di valori, favoreggiamento e utilizzo illecito di telefoni e dispositivi elettronici in carcere.

Il Tribunale di Trani ha disposto inoltre il sequestro preventivo di oltre 130mila euro e di un’attività commerciale fittiziamente intestata alla moglie di uno degli indagati, utilizzata per eludere la normativa sulle misure patrimoniali. Le indagini hanno preso avvio da un posto di controllo delle Fiamme Gialle, che portò al sequestro di circa un chilo di cocaina e 60mila euro in contanti. Da quel momento sono scattate intercettazioni, pedinamenti e osservazioni che hanno permesso di ricostruire l’organizzazione, capace di impartire ordini anche dall’interno della casa circondariale di Trani.

Per indicare i luoghi di spaccio – “pinetina”, “terra rossa”, “la barriera” a Trani, “quaranta scale” a Bisceglie – gli indagati usavano un linguaggio criptico. Stesso metodo per la droga, che veniva chiamata con nomi di fantasia: “ricci di mare”, “vaschette di alici”, “datteri” e “noci di mare”, quest’ultimo per riferirsi alla cocaina. Nel complesso sono stati sequestrati 1,2 chili di stupefacenti tra cocaina, hashish e marijuana; due persone sono state arrestate in flagranza di reato e diversi assuntori sono stati segnalati alla Prefettura di Barletta-Andria-Trani.

Cinque indagati sono finiti in carcere, uno è sottoposto all’obbligo di firma e un altro a misura interdittiva: per cinque anni non potrà esercitare attività imprenditoriali né ricoprire incarichi in società o imprese. La Guardia di Finanza sottolinea che le indagini sono ancora in corso e che la responsabilità degli indagati sarà accertata soltanto in caso di sentenza definitiva.

Foto Freepik

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