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Bari, doppi turni a scuola? Non solo al Marconi: scoppia il caso anche al Salvemini

La denuncia: "Incompatibile per i pendolari, pericolosa nei rientri serali e distruttiva per la qualità dell’istruzione"

Pubblicato da: Francesca Emilio | Mer, 5 Novembre 2025 - 18:07
LiceoSalvemini
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Dopo il caso del Marconi, oggetto di moltissime polemiche nelle ultime settimane scoppia anche al Liceo Scientifico Salvemini il caso dei doppi turni con non poca preoccupazione da parte dei genitori. La causa è la stessa: i lavori di adeguamento antisismico finanziati con i fondi PNRR, che dovranno necessariamente concludersi entro marzo 2026 (con possibile proroga a giugno), pena la perdita dei finanziamenti. Ma l’intervento, annunciato solo a fine ottobre e arrivato come una doccia fredda che ha travolto sia la dirigente, sia i genitori, rischia di stravolgere l’organizzazione scolastica e la vita quotidiana di oltre mille studenti, molti dei quali pendolari.

Ma andiamo per gradi. Il 21 ottobre la dirigente scolastica ha comunicato alle famiglie l’imminente avvio dei lavori, che comporteranno la chiusura a rotazione di 12 aule e la necessità di riorganizzare gli orari scolastici. La proposta avanzata dalla Città Metropolitana di Bari – rappresentata dall’ingegnere Marco Bronzini, secondo quanto comunicato dalla dirigente – prevede una turnazione in due gruppi: 26 classi per volta costrette a frequentare in orario pomeridiano per due settimane al mese. Una soluzione che, secondo la comunità scolastica, rischia di compromettere seriamente il diritto allo studio.

La dirigente ha scritto una lettera urgente al Prefetto, chiedendo un incontro per discutere l’impatto della misura su trasporti, sicurezza e tempi di apprendimento. “L’ingegnere Bronzini – spiega nella nota – mi ha comunicato l’imminente avvio dei lavori e l’impossibilità di reperire altri spazi in città per ospitare almeno 12 o 14 classi. La proposta dei doppi turni, sebbene temporanea, avrebbe un impatto insostenibile sull’utenza, considerando che circa 500 studenti su 1150 sono pendolari”.

Nella missiva, la preside evidenzia tre punti critici: la non compatibilità con il trasporto pubblico locale, il rischio per la sicurezza degli studenti che dovrebbero rientrare a casa in orari serali e la compromissione del diritto allo studio, con giornate scolastiche estenuanti che ridurrebbero il tempo per lo studio individuale, il riposo e le attività extrascolastiche. Da qui la richiesta di aprire un tavolo di confronto con Prefettura, Città Metropolitana e uffici del TPL per valutare soluzioni alternative: dal ricorso a locali esterni temporanei alla didattica mista mirata, fino a un piano accelerato dei lavori.

Nel frattempo, cresce la preoccupazione da parte dei genitori che hanno costituito un Comitato riunitosi in assemblea straordinaria lo scorso 4 novembre nel piazzale della scuola. La posizione del comitato, approvata all’unanimità, è netta: no ai doppi turni. “La turnazione è incompatibile con la vita degli studenti pendolari, pericolosa nei rientri serali e distruttiva per la qualità dell’istruzione”, si legge nella delibera del Comitato. I genitori chiedono che le istituzioni scolastiche “vaglino ogni possibile soluzione alternativa” e convochino con urgenza un tavolo con la scuola, i rappresentanti d’istituto e la Città Metropolitana.

“Abbiamo piena consapevolezza dell’importanza dei lavori – spiegano – ma non possiamo accettare che a pagarne le conseguenze siano gli studenti”. Il caso Salvemini, dopo quello del Marconi, evidenzia un problema che ormai riguarda più scuole baresi: la difficoltà di coniugare l’urgenza dei cantieri PNRR con il diritto alla normalità scolastica. Mentre i lavori di messa in sicurezza sono indispensabili, la gestione logistica rischia di trasformarsi in un terremoto organizzativo per famiglie e studenti, soprattutto per via dello scarso preavviso che rischia di sconvolgere la quotidianità di tanti. Adesso si attende la risposta del Prefetto nella speranza che, spiegano i genitori “convochi un incontro con i vertici della Città Metropolitana per cercare una mediazione”. Un caso analogo riguarda il palazzetto dello sport di San Pio, attualmente chiuso per lavori. Anche in quel caso la richiesta da parte dei genitori era di procedere con i lavori nei mesi estivi, in cui non c’erano attività all’interno. Così non è stato e adesso moltissimi bambini e ragazzi sono stati privati del loro punto di riferimento per lo sport, anche per via dell’impossibilità di raggiungere le (poche) palestre messe a disposizione sul territorio.

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