Dopo mesi di silenzio, Alfonso Pisicchio, ex assessore regionale pugliese, interviene pubblicamente sulla vicenda giudiziaria che lo vede indagato a vario titolo per corruzione, turbata libertà degli incanti, falso, truffa e truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche, oltre all’emissione di fatture per operazioni inesistenti. Un intervento affidato a una dichiarazione scritta sui social, in cui l’ex amministratore rivendica la scelta di non commentare l’inchiesta fino all’avvio del confronto nelle sedi giudiziarie.
“Ho attraversato ogni fase della mia vicenda giudiziaria in silenzio – scrive – un silenzio sofferto, rispettoso, ma mai rassegnato. È stato, al contrario, un atto di fiducia: nella Giustizia, nelle Istituzioni e nella possibilità che la verità emerga solo nei luoghi deputati, le aule di giustizia, e non nei salotti televisivi o sulle pagine dei quotidiani. Non nascondo l’angoscia che accompagna le mie giornate ormai da lungo tempo. Accanto a essa, però, c’è anche un sentimento diverso: il sollievo di poter finalmente dimostrare la mia totale estraneità alle condotte che mi vengono imputate davanti a chi è ora chiamato a giudicare imparzialmente. In questi lunghi mesi sono stato travolto da un processo mediatico feroce, fatto di ricostruzioni parziali, narrazioni strumentali e condanne anticipate. Ho scelto di non replicare. Ho scelto di restare lontano dai social e dai riflettori. L’ho fatto seguendo un principio che mi guida da sempre: il rispetto. Rispetto per la legge, per le persone, per il ruolo istituzionale che ho avuto l’onore di ricoprire per oltre trent’anni. Ho creduto nella giustizia fin da ragazzo. Me l’ha insegnato mio padre, uomo politico di grande rettitudine e umanità, che mi ha trasmesso il valore profondo della moralità. A quell’eredità si è aggiunta la lezione del mio sindaco e mentore, Enrico Dalfino, esempio di rigore e integrità, che ha segnato i miei primi passi nella vita pubblica. Per questo, in oltre trent’anni di impegno politico, spesso in ruoli molto delicati, non sono mai stato sfiorato dalla giustizia. Non per caso, ma perché la mia bussola è sempre stata chiara: trasparenza, correttezza e netta distanza da qualsiasi zona grigia”, prosegue.
“Ed è per questo – scrive ancora – che oggi è ancora più doloroso constatare un altro silenzio: quello di una parte della politica che per anni ha fatto affidamento sulla mia competenza, sulla mia trasparenza e sulla mia lealtà, usandole, e che oggi si volta dall’altra parte scegliendo di spendere parole e difese appassionate in altre vicende, e non per chi, come me, ha servito le Istituzioni con impegno, serietà e onore. In questo vuoto, però, ho trovato, come sempre, una presenza molto più forte e importante: quella della mia famiglia. E degli amici che non hanno mai smesso di credere nella mia integrità. Sono loro la mia forza e la mia certezza.
Confido che nei prossimi mesi la verità emergerà con chiarezza. Sono certo che la Giustizia saprà riconoscere che ho sempre operato con rettitudine, nel rispetto delle persone e della comunità che ho servito e che non ho mai tradito”, conclude.
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