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Bari, emergenza nei Pronto Soccorso: oltre cento pazienti al giorno

"Se tutti vanno al PS perché non c’è alternativa, non c’è nessuna organizzazione che possa tenere"

Pubblicato da: redazione | Dom, 4 Gennaio 2026 - 14:53
Ingresso nuovo Pronto Soccorso Bisceglie (1)

Le feste, per il sistema sanitario, significano sempre una sfida complicata. E quest’anno non fa eccezione. A spiegare la situazione è Danny Sivo, Direttore sanitario dell’ASL Bari, in un post su Facebook in cui affronta senza giri di parole le difficoltà dei Pronto Soccorso e del Servizio Sanitario Nazionale.

“Sono giorni difficili questi di festa ed è più o meno così da anni in questa stagione”, scrive Sivo, sottolineando come la discussione pubblica si concentri spesso solo sui disservizi causati dal sovraffollamento, senza interrogarsi sulle ragioni profonde del problema. “Quello che trovo ingiusto è che la discussione si incentri sul disservizio legato al sovraffollamento senza farsi domande sulle ragioni stesse del sovraffollamento”.

Secondo il direttore, la situazione non dipende dalla volontà delle ASL o dei Policlinici, che “fanno quello che possono per garantire un servizio che però, diciamocelo, oggi non è più ‘solo’ di Pronto Soccorso, avendo assorbito di fatto attività di tipo territoriale o dei cosiddetti medici di famiglia”. Il Pronto Soccorso, aggiunge, “c’è sempre e non può non rispondere”, ma se tutti vi si rivolgono perché non ci sono alternative, “non c’è nessuna organizzazione che possa tenere e si rischia il ’tilt'”.

Sivo sottolinea la necessità di una riforma della medicina territoriale, rimasta ferma nonostante le norme introdotte dopo la pandemia. “Occorre (e lo si dice da anni) una riforma completa della assistenza territoriale che concretizzi rapidamente quanto previsto da tutto l’impianto normativo post Covid e rimasto sostanzialmente fermo”.

Il quadro che il direttore traccia è chiaro: “I Pronto Soccorso di una volta erano affollati di emergenze spesso traumatologiche mentre oggi sono il collettore di grandi anziani con più patologie croniche, di grande complessità e la cui gestione ne rende sempre più difficile il funzionamento”. Questi pazienti, secondo Sivo, “andrebbero seguiti diversamente e spesso non ricoverati in Ospedale ma in cosiddetti ‘Ospedali di Comunità’ a gestione prevalentemente infermieristica”.

La riforma, aggiunge, deve coinvolgere maggiormente i Medici di Medicina Generale: “So che anche i Medici di Medicina Generale sono oberati ma ritengo che quel modello di ‘convenzione’ con il SSN abbia fatto il proprio tempo e che sia giusto e non più rinviabile un maggiore coinvolgimento degli stessi nella rete assistenziale”.

Il direttore non risparmia critiche al cosiddetto “Blocco Conservatore del SSN”, che resiste ai cambiamenti strutturali, ricordando che “la Politica deve anche decidere che vengono prima gli interessi dei pazienti e solo dopo quelli dei dipendenti”.

Non manca un richiamo al ruolo del settore privato convenzionato: “In Italia consentiamo al Privato Convenzionato di fare attività con soldi pubblici senza che si accollino anche l’emergenza urgenza. È una cosa assurda: le ASL e i Policlinici devono assistere tutti mentre al Privato viene consentito di scegliersi i pazienti più remunerativi in nome del profitto con soldi pubblici. Diano una mano anche loro”.

Secondo Sivo, senza riforme concrete e investimenti mirati, il rischio è che il SSN pubblico e universalistico non regga più: “Di fondo rimane la necessità di una riforma che dalla carta diventi realtà prima che sia troppo tardi e salti il SSN Pubblico e universalistico (e in tanti non vedono l’ora)”.

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