Il Comune replica alla Consulta sulla Mobilità Sostenibile in merito alla questione della pista ciclabile in via Quintino Sella chiarendo che le osservazioni sollevate erano già state affrontate in più occasioni con gli stessi componenti della Consulta.
Il chiarimento arriva dal direttore della Ripartizione Infrastrutture e Viabilità, nonché responsabile unico del procedimento, che ha ricordato come le spiegazioni fossero state illustrate durante una riunione dedicata e successivamente in un incontro straordinario organizzato alla Fiera del Levante, nell’ambito della Settimana della Mobilità Sostenibile.
Al centro del confronto c’è la scelta di realizzare una pista ciclabile bidirezionale in sede propria, larga 2,50 metri più cordolo laterale, per un ingombro complessivo di 2,80 metri, in linea con quanto previsto dal Decreto ministeriale del 30 novembre 1999. Una soluzione adottata lungo l’intero tracciato, fatta eccezione per il tratto davanti al “Grande Cinema”, dove è stata realizzata una rampa per l’accesso dei disabili.
Secondo la Consulta, due piste monodirezionali sarebbero state più sicure. Ma il Comune replica che questa alternativa avrebbe richiesto spazi maggiori – circa 3,60 metri – non disponibili soprattutto in corrispondenza del sottovia Quintino Sella, attraversato da autobus urbani ed extraurbani. Inoltre, le monodirezionali a quota marciapiede trasformerebbero il tracciato da sede propria a corsia riservata, riducendo il livello di sicurezza indicato dalla normativa.
L’amministrazione sottolinea anche il rischio di interferenze tra ciclisti e pedoni nei tratti più frequentati, come l’accesso alla fermata ferroviaria FBN, evidenziando come il progetto punti invece a separare in modo netto i flussi sui due lati della strada.
Resta aperta la criticità dell’innesto con via Capruzzi, definita “non semplice”, ma già oggetto di ulteriori valutazioni tecniche. Diversa la situazione su corso Italia, dove la pista si collegherà al nuovo percorso ciclabile previsto fino a piazza Moro, con attraversamenti regolati da semafori dedicati e “case avanzate” per le biciclette.
Il Comune respinge infine le osservazioni sui presunti maggiori costi, sulle difficoltà di drenaggio e sulla perdita di posti auto, definendole prive di fondamento. Il progetto, spiegano gli uffici, prevede infatti il rifacimento di entrambi i marciapiedi, sistemi di raccolta delle acque su entrambi i lati e, lungo quel tratto, vige già il divieto di fermata.
“Ogni pista ciclabile – viene ribadito nella nota – richiede una valutazione caso per caso. In questo contesto la soluzione bidirezionale in sede propria garantisce il miglior equilibrio tra sicurezza, funzionalità e compatibilità con gli spazi disponibili”. Una posizione che conferma la linea dell’amministrazione e rilancia il confronto tecnico con la Consulta, chiamata ora a valutare le integrazioni progettuali annunciate per i punti più critici del tracciato.