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Incendi e auto rubate, sette imputati a Bari: coinvolto anche un carabiniere

Per fatti risalenti agli anni tra il 2015 e il 2017

Pubblicato da: redazione | Mer, 11 Febbraio 2026 - 18:09
procura bari tribunale

Tre incendi dolosi, uno dei quali aggravato dal metodo mafioso, oltre a ricettazione, riciclaggio, frode assicurativa, favoreggiamento personale e falso ideologico commesso da pubblico ufficiale. È il quadro accusatorio delineato dalla Direzione distrettuale antimafia di Bari nei confronti di sette imputati finiti a processo davanti al Tribunale del capoluogo pugliese per fatti risalenti agli anni tra il 2015 e il 2017.

Tra gli imputati figura anche un brigadiere dei carabinieri, Vincenzo Ciaccia, in servizio a Molfetta ma attualmente sospeso per i procedimenti penali a suo carico. Il militare è accusato di ricettazione: secondo l’accusa avrebbe ricevuto parti di un’auto rubata, rimontandole su un’altra vettura di sua proprietà poi venduta a un ignaro acquirente. L’auto è stata successivamente sequestrata dagli inquirenti. Ciaccia risulta indagato anche in un’altra inchiesta per tentata estorsione.

Imputato principale del procedimento è Antonio Rizzi, 59 anni, custode giudiziario e titolare di un’attività di recupero mezzi con carro attrezzi, oltre che proprietario di un bar nel centro di Bitonto. Per la Dda, rappresentata in aula dal pm Fabio Buquicchio, Rizzi sarebbe il mandante di tre incendi dolosi messi in atto per eliminare la concorrenza nel settore del recupero veicoli e nella gestione di locali pubblici. Il primo episodio contestato risale al 2 dicembre 2015 e riguarda un’officina di Bitonto. Secondo l’impostazione accusatoria, a dare fuoco al locale sarebbe stato il nipote 38enne Tommaso Rizzi, anch’egli imputato, con l’obiettivo di imporsi sul mercato del recupero mezzi. Nell’atto di accusa si legge che le minacce sarebbero state finalizzate a estromettere i titolari dell’officina dall’attività.

Gli altri due incendi riguardano il bar “La Boteguita” di Bitonto, colpito il 16 aprile e il 20 luglio 2017. Anche in questi casi, per l’accusa, l’esecutore materiale sarebbe stato Tommaso Rizzi. Nel secondo episodio l’uomo avrebbe sfondato la saracinesca con un’auto, cosparso di benzina il locale e appiccato il fuoco. Le immagini delle telecamere di sorveglianza avrebbero documentato l’azione. Secondo gli inquirenti, l’obiettivo era convogliare la clientela verso il bar “Gotha”, riconducibile ad Antonio Rizzi.

Nel processo è coinvolto anche un altro carabiniere, imputato per falso ideologico. Secondo l’accusa avrebbe alterato un verbale relativo al rinvenimento di un’auto, nell’ambito delle stesse vicende. Nel corso dell’udienza odierna davanti al Tribunale di Bari sono stati ascoltati alcuni testimoni dell’accusa. Il procedimento è ancora nella fase dibattimentale e le responsabilità degli imputati dovranno essere accertate nel contraddittorio tra le parti.

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