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Calzaturiero pugliese in affanno: l’export crolla del 7%, persi 359 addetti in un anno

L’allarme di Confindustria

Pubblicato da: redazione | Ven, 3 Aprile 2026 - 14:05
The conveyor with shoe lasts. Shoe factory, mass production of footwear.

Il settore calzaturiero italiano chiude il 2025 con un fatturato di 12,84 miliardi di euro, in flessione del -2,8% su base annua. Secondo i dati preconsuntivi del Centro Studi Confindustria Accessori Moda per Assocalzaturifici, l’esercizio è stato condizionato da una forte instabilità dei mercati. Tiene il canale estero: l’export (cui viene destinato l’85% di quanto prodotto in Italia) si è attestato a 11,5 miliardi di euro, limitando la contrazione al -1,1% in valore sul 2024, con un attivo del saldo commerciale pari a 4,8 miliardi. Il comparto si conferma trainante per il Made in Italy, nonostante la congiuntura sfavorevole.

A livello regionale, nel 2025 in Puglia l’export in valore di calzature e componentistica per calzature ha evidenziato una contrazione del -7% sul 2024. Le prime 5 destinazioni dell’export pugliese, che coprono assieme il 59,2% del totale, sono risultate: Francia (+5,6%), Germania (-10,8%), Spagna (-1,7%), Albania (+1,5%) e Polonia (-12,1%). La Russia, al dodicesimo posto, ha perso il -43,5%. Il numero di imprese attive (calzaturifici + produttori di parti per calzature) ha subìto, tra industria e artigianato, secondo le elaborazioni del Centro Studi di Confindustria Accessori Moda, un calo di -13 aziende rispetto al consuntivo 2024, accompagnato da un saldo negativo di -359 addetti. Per quanto riguarda le ore di cassa integrazione guadagni autorizzate da INPS per le imprese pugliesi della filiera pelle nel 2025, si è registrata una flessione del -37,2% rispetto al 2024: sono state autorizzate circa 2,2 milioni di ore, un numero comunque ancora elevato, decisamente al di sopra (+316,3%) dei livelli 2019 pre-Covid.

Sullo scenario settoriale nazionale è intervenuta Giovanna Ceolini, Presidente di Assocalzaturifici: “A livello internazionale, l’export continua a essere il nostro polmone vitale, ma la geografia dei mercati sta mutando rapidamente. Nel 2025 la resilienza dell’Europa e la crescita del Medio Oriente hanno compensato quasi interamente il sensibile rallentamento del Far East e della Cina in particolare. Il mercato cinese, un tempo locomotiva del lusso, sta vivendo una fase di ripensamento che ci impone nuove strategie di approccio. Parallelamente – oltre alla forte preoccupazione per le conseguenze del conflitto scoppiato nelle scorse settimane nell’area mediorientale – guardiamo con estrema cautela agli Stati Uniti: l’introduzione di misure protezionistiche proprio in un mercato chiave per il nostro alto di gamma aggiunge un ulteriore elemento di incertezza in una fase già delicata”.

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