Un fascicolo per omicidio con l’aggravante mafiosa. È questa la pista imboccata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Bari per fare luce sulla morte di Filippo Scavo, il 43enne barese freddato all’alba di oggi all’interno del Divine Club di Bisceglie. Mentre il locale resta sotto sequestro, i Carabinieri lavorano in un clima di estrema difficoltà: dalle decine di persone ascoltate finora, tra dipendenti, addetti alla sicurezza e clienti, non sarebbero emerse dichiarazioni utili a identificare il killer.
Nelle prossime ore verrà conferito l’incarico per l’esame autoptico al professor Francesco Introna del Policlinico di Bari. Sarà l’autopsia a confermare la traiettoria del proiettile calibro 7,65 che ha centrato Scavo alla base del collo, risultando fatale. Al momento del ritrovamento, la vittima – ritenuta vicina al clan Strisciuglio – aveva con sé qualche centinaia di euro, ma non sono state trovate né armi né droga.
Le indagini si concentrano sul passato della vittima. Il nome di Scavo compare infatti in diversi atti giudiziari che descrivono una prassi inquietante: scontri tra gruppi criminali baresi che scelgono proprio le discoteche del litorale come terreno di confronto. Gli inquirenti devono ora stabilire se il delitto sia l’esito di una lite scoppiata improvvisamente tra esponenti di clan diversi o se si sia trattato di un regolamento di conti pianificato.
Nonostante il locale fosse affollato, il killer non ha ancora un volto. Al momento non esiste una cerchia ristretta di sospettati e chi è stato sentito non ha fornito elementi chiave per sbloccare l’indagine. Un silenzio che pesa sulla ricostruzione della dinamica, avvenuta intorno alle 4 del mattino in un momento di massima confusione. I militari continuano a vagliare ogni dettaglio, incrociando i rilievi della Scientifica con i precedenti della vittima per spezzare il muro di omertà.