Si torna a respirare un clima di tensione a Bari, cresce infatti la paura dopo la sparatoria verificatasi nella serata di ieri, nei pressi del porto, in cui è stato gambizzato un giovane che, secondo le prime indagini, sembrerebbe colegato al nuovo gruppo dei Capriati. Un caso che si aggiunge a quello avvenuto solo pochi giorni fa, nel quartiere Libertà, in particolare in via Dante. In entrambi i casi, le persone colpite, sono due giovanissimi. Casi che, se aggiunti a quello della sparatoria al Divinae Follie, a Bisceglie, dove è morto un 43enne (fatto attualmente non collegato a quelli avvenuti nel capoluogo pugliese) fanno crescere ulteriormente il senso di insicurezza per le strade e nei luoghi di aggregazione. Sul caso è intervenuto il sociologo e criminologo Domenico Mortellaro con un post sui social in cui ha commentato l’accaduto.
“Si torna a sparare a Bari, e sono 3 in meno di una settimana le persone gambizzate. Questa volta è un ragazzo collegato al nuovo gruppo dei Capriati, tale K.C. Vero, Bisceglie fa da sempre rima con Capriati – I vecchissimi Capriati – ma è davvero complesso ora creare un filo diretto. Cosa stia accadendo lo sto dicendo da mesi: si stanno riorganizzando tra Bari e provincia. E hanno la testa calda e nessuna guida i nuovi generali. Per questa ragione, ad oggi, siamo a tre gambizzazioni e un morto in dieci giorni. I fatti non sono legati I fatti descrivono un clima”, conclude. Sulla questione è intervenuto anche Gianni del Mastro che vive e opera nel cuore di Bari Vecchia e ha riscontrato un cambiamento negli ultimi anni.
“C’è un’emergenza criminalità in questa città. Nell’indifferenza generale stiamo ritornando se non ai livelli degli anni 90, ma quasi, ci stiamo riavvicinando”, evidenzia, “non mi sembra una città attrezzata per far fronte a questa emergenza, non lo è l’amministrazione comunale, non lo sono le forze dell’ordine. secondo me non c’è proprio la consapevolezza di quei fenomeni criminosi che si stanno manifestando di nuovo con l’uso delle armi, armi che rispetto al passato sono adesso in mano ai ragazzini. Lo so, io vivo per strada, vivo a Bari Vecchia, quartiere di frontiera da sempre. E lo vedo. Ragazzini che girano armati, bene che vada con i coltelli, male che vada con altro. Che livello di consapevolezza c’è in questa città rispetto al fatto che bisogna fare un patto per la città per tentare di affrontare e ridimensionare questo fenomeno prima che inevitabilmente avrà ripercussioni sul turismo e sull’immagine della città. Se questi episodi iniziassero ad avere risalto nei media nazionali, così come siamo diventati la città più figa del mondo, diventeremo una delle città più violente d’Italia. Il rapporto di Save The Children da questo punto di vista è preoccupante, disarmante. E’ una delle città d’Italia in cui la violenza è soprattutto quella legata alla popolazione minorile. Non ci sono interventi nel sociale, non ci sono campagne educative. Non c’è una struttura amministrativa e organizzata che consenta in prospettiva di poter recuperare la devianza minorile che inevitabilmente sfocia nella criminalità. Al di là dei fatti di cronaca non c’è una discussione a Bari che riguarda l’argomento. Ci sono fatti di cronaca, poi aspettiamo il prossimo in maniera indifferente”, conclude.
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