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Bari laboratorio energetico del Sud: tra edifici energivori e fotovoltaico urbano

Tra case ancora inefficienti e record di nuovi impianti fotovoltaici, il capoluogo pugliese è al centro della transizione energetica

Pubblicato da: Nicola Lucarelli | Ven, 24 Aprile 2026 - 08:31
bari lungomare panoramica3

La trasformazione del sistema energetico sta ridisegnando priorità e modelli di sviluppo delle città italiane, con effetti che al Sud assumono contorni ancora più evidenti. Qui la spinta verso le fonti rinnovabili si intreccia con fragilità infrastrutturali e differenze socioeconomiche che rendono il percorso più complesso, ma anche potenzialmente più rapido se ben guidato.

Il Mezzogiorno, infatti, dispone di condizioni naturali particolarmente favorevoli alla produzione di energia pulita. L’irraggiamento solare, la disponibilità di spazi per impianti eolici e fotovoltaici e la centralità dei porti nel Mediterraneo lo rendono un’area strategica per la decarbonizzazione nazionale. Secondo i dati GSE, oltre il 40% della potenza fotovoltaica installata in Italia è concentrata proprio nelle regioni meridionali, con Puglia, Sicilia e Campania in posizione di rilievo.

Tra queste, la Puglia si conferma uno dei poli energetici più rilevanti del Paese, grazie a condizioni climatiche favorevoli e a una produzione da fonti rinnovabili già oggi significativa. Nonostante questo vantaggio competitivo, il territorio continua però a scontare ritardi nella modernizzazione delle infrastrutture, nella riqualificazione del patrimonio edilizio e nella capacità amministrativa di gestire interventi complessi legati alla transizione energetica.

Un elemento centrale riguarda il ruolo delle città. Secondo la Commissione Europea, le aree urbane sono responsabili di circa il 70% delle emissioni di CO₂ e di oltre il 65% dei consumi energetici complessivi. È quindi soprattutto nei contesti urbani che si gioca la partita decisiva, attraverso interventi sugli edifici, lo sviluppo delle comunità energetiche e una pianificazione integrata tra politiche urbanistiche e obiettivi climatici.

Nel sistema pugliese, Bari rappresenta uno dei punti più significativi per osservare questo processo. Il capoluogo mostra infatti un patrimonio edilizio ancora poco efficiente: oltre il 25% degli edifici si trova in classe energetica G e complessivamente una quota superiore al 40% rientra nelle classi F e G. Un dato che fotografa con chiarezza la distanza ancora da colmare sul fronte della riqualificazione energetica.

Accanto a questo elemento critico, emergono però segnali di dinamismo. La provincia di Bari si colloca tra le prime dieci in Italia per numero di nuovi impianti fotovoltaici installati nel 2025, con oltre 3.700 nuove installazioni nei primi mesi dell’anno, soprattutto in ambito residenziale e produttivo.

Il potenziale resta elevato anche dal punto di vista tecnico: nella zona di Bari, un impianto fotovoltaico ben dimensionato può superare i 170.000 kWh annui ogni 100 kW installati, grazie a livelli di irraggiamento tra i più alti d’Europa, superiori a 1.700 kWh/kWp/anno. Un fattore che rafforza il ruolo del territorio come area particolarmente adatta allo sviluppo del solare distribuito.

A rafforzare questo quadro ci sono anche le dinamiche del settore delle costruzioni. Secondo le analisi del CRESME, nel 2025 il valore della produzione nel Mezzogiorno ha superato i 90 miliardi di euro, mentre la Puglia si attesta attorno ai 18 miliardi. Le compravendite immobiliari nella regione risultano in crescita del 32% rispetto al 2019, con un aumento nei capoluoghi che arriva fino al 38%.

L’esaurimento progressivo delle risorse del PNRR e l’incertezza sugli incentivi per l’efficientamento energetico introducono però elementi di incertezza nella fase futura, soprattutto per gli enti locali chiamati a programmare interventi strutturali.

In questo scenario, la sfida non riguarda più soltanto il potenziale disponibile, ma la capacità di trasformarlo in politiche urbane stabili e investimenti continuativi. Se adeguatamente sostenute da strategie coerenti e da una visione di lungo periodo, città come Bari possono assumere un ruolo centrale nel processo di transizione energetica del Mezzogiorno, diventando laboratori concreti di trasformazione urbana.

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