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L’allarme degli psichiatri: “Cresce la domanda di salute mentale, servizi in affanno”

Il bisogno di servizi per la cura della salute mentale in Italia è in costante crescita e riguarda tutte le fasce di età

Pubblicato da: redazione | Mar, 21 Aprile 2026 - 12:00
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Il bisogno di servizi per la cura della salute mentale in Italia è in costante crescita e riguarda tutte le fasce di età, con caratteristiche nuove e più complesse rispetto al passato. Tuttavia, a fronte di un aumento della domanda, la risposta del servizio sanitario è insufficiente e disomogenea sul territorio. È quanto segnala la Società Italiana di Psichiatria all’indomani della pubblicazione del Rapporto sulla salute mentale del ministero della Salute.

“I dati confermano ciò che osserviamo quotidianamente nei servizi: la salute mentale è ormai una componente strutturale della domanda di salute. Questo richiede un salto di qualità nella programmazione e nell’organizzazione dei servizi”, afferma Guido Di Sciascio, presidente della Sip e direttore del dipartimento di Salute mentale della Asl di Bari. Secondo la Sip, negli anni passati i servizi hanno retto una pressione crescente, spesso grazie all’impegno degli operatori e alla capacità di adattamento dei modelli esistenti. Tuttavia, i limiti strutturali non consentono più di rispondere in maniera adeguata ai bisogni di salute. La disomogeneità territoriale è una delle criticità più rilevanti. Non si tratta del tradizionale gradiente Nord e Sud, ma di un fenomeno molto più frammentario, con alcune aree del Paese che offrono percorsi strutturati e continui e altre in cui la presa in carico è molto più difficoltosa.

“Il tema non è solo la quantità di servizi, ma la loro distribuzione e il modo in cui sono organizzati”, aggiunge Antonio Vita, presidente eletto Sip e direttore del dipartimento di Salute Mentale e Dipendenze degli Spedali Civili di Brescia. “Le differenze territoriali si traducono in disuguaglianze concrete nell’accesso alle cure e nella qualità dei percorsi assistenziali”. Preoccupazione anche per la scarsa capacità del sistema di offrire risposte tempestive: “intercettare il disagio nelle fasi iniziali è fondamentale per modificare l’evoluzione dei disturbi, ma proprio nelle fasce più giovani si osserva ancora un ritardo nell’accesso ai servizi strutturati”, sottolinea la Sip. “Questo produce un effetto paradossale: aumentano i segnali di disagio, ma la risposta arriva spesso quando la situazione è già complessa”, conclude.

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