“Anema e core”, bastano queste parole per raccontare Serena Brancale, una delle artiste più originali e complete della musica italiana contemporanea. Cantante, musicista, compositrice e performer, la barese che per anni ha lavorato lontano dai riflettori è oggi ovunque: in radio, in televisione, nei festival e nelle playlist più ascoltate. Un successo arrivato dopo un lungo percorso fatto di studio, ricerca e tanta determinazione. Per molti il suo nome è legato proprio ad Anema e Core, il brano presentato al Festival di Sanremo 2025 che, nonostante il ventiquattresimo posto finale, si è trasformato in uno dei tormentoni dell’anno. Una canzone che profuma di Sud, di vicoli, di mare e di identità. Un brano che ha saputo trasformare il dialetto in un linguaggio universale.
Da Bari al palco dell’Ariston
Nata a Bari nel 1989, Serena Brancale è cresciuta in una famiglia dove la musica era una presenza quotidiana. La madre Maria De Filippis, musicista e insegnante, è stata la sua prima guida artistica. Dopo gli studi di violino e il diploma all’Accademia di Belle Arti di Bari, arriva il perfezionamento nel canto jazz al Conservatorio dell’Aquila. Il suo successo non è stato immediato. Nel 2009 viene scartata ai provini di X Factor dopo aver cantato un brano di Paola Cortellesi, una scelta ironica, ma anche d’impatto che racconta molto della sua personalità, ma ai tempi non venne compresa. Un episodio che avrebbe potuto fermare molti, ma non lei. Nel 2015 arriva il primo Sanremo con Galleggiare, un titolo che oggi appare quasi profetico. Perché Serena ha davvero imparato a galleggiare tra le difficoltà del mondo della musica, senza mai perdere la propria identità.
L’orgoglio delle radici
Chi ascolta Serena Brancale percepisce immediatamente il legame profondo con la sua terra. Bari non è soltanto una città d’origine, ma una presenza costante nelle sue canzoni. Lo si ritrova in Baccalà, diventata virale sui social, in Stu cafè e soprattutto in Anema e Core, un brano che sembra una dichiarazione d’amore alla cultura del Sud. Le sue canzoni mescolano jazz, soul, funk, elettronica e tradizione popolare con una naturalezza rara. In un panorama musicale spesso omologato, Serena ha scelto di restare fedele a se stessa e alle proprie radici. E forse è proprio questo che il pubblico ha premiato, anche se non mancano le polemiche per la sua vicinanza alla cultura partenopea, ma non solo. Serena infatti riesce ad essere “molte versioni” in un’unica persona unendo senza paura stili musicali, ma anche scenici.
Una voce che non conosce confini
Proprio per questo Serena Brancale è una delle poche artiste italiane capaci di attraversare mondi musicali molto diversi tra loro. Jazzista per formazione, cantante soul per sensibilità e artista pop per capacità comunicativa, negli anni ha collaborato con alcuni dei nomi più importanti della musica italiana e internazionale. Da Mario Biondi a Richard Bona, da Ghemon a Clementino, passando per Fabrizio Bosso, Alessandra Amoroso, Levante, Gregory Porter e molti altri. L’ultimo tassello di questo percorso è arrivato nel 2026 con Partenope, realizzata insieme ai The Kolors e a Merk & Kremont. Una collaborazione che conferma la sua capacità di reinventarsi continuamente senza mai perdere la propria autenticità.
Il dolore trasformato in musica
Dietro l’artista brillante e solare si nasconde una storia personale segnata da una grande perdita: quella della madre Maria, figura centrale nella sua vita. Per anni quel dolore è rimasto tra le righe delle sue canzoni, fino a trovare una voce chiara e potente sul palco del Festival di Sanremo 2026. Con Qui con me, Serena ha portato all’Ariston una delle interpretazioni più intime della sua carriera. Già dal titolo sembra di percepire quel dialogo invisibile con chi non c’è più ma continua ad accompagnarci ogni giorno. Una canzone che parla di assenza e presenza allo stesso tempo, di amore che non finisce. Un brano che le è valso il Premio Lunezia, il Premio della Sala Stampa “Lucio Dalla” e il Premio TIM. Più che una gara, è sembrato un abbraccio. Un modo per dire a sua madre che, nonostante tutto, è ancora lì, “qui con me”.
Da “Je sò accussì” a “Sacro”
Chi conosce la sua discografia sa che il percorso artistico di Serena è raccontato già dai titoli dei suoi album. Je sò accussì è quasi un manifesto identitario. “Sono fatta così”, sembra dire l’artista, senza compromessi e senza maschere. Nel 2026 arriva invece Sacro, un lavoro più maturo e introspettivo che segna una nuova fase del suo percorso artistico. Un disco che parla di legami, spiritualità, memoria e appartenenza. Temi che, in fondo, hanno sempre attraversato la sua musica e che oggi trovano una forma ancora più consapevole.
Serena è ovunque, ma resta se stessa
Negli ultimi anni Serena Brancale è diventata una presenza costante nel panorama musicale e televisivo italiano. Giudice a Like a Star, coach a Io Canto Family, ospite nei principali programmi televisivi e protagonista di importanti festival. Eppure, nonostante il successo, continua a trasmettere quella spontaneità che l’ha sempre contraddistinta. Forse il segreto è racchiuso proprio in una delle frasi di una delle sue canzoni: “U’ cor iè de Bbare. La mente iè amerecane ‘Sta uagnedd’ Ride, cant’ e sone”. Serena è così. Autentica, talentuosa, libera di passare dal jazz al pop, dal dialetto al soul, dalla leggerezza di una serenata estiva alle emozioni più profonde. Oggi la sua voce racconta Bari, il Sud, l’amore, il dolore e la rinascita. E lo fa sempre con la stessa intensità: con l’anima e con il cuore. Con la sua personale, inconfondibile, “Anema e Core”.
Curiosità, il dissing con Miss Fritty e Mama Marjas
La carriera di Serena Brancale non è stata fatta soltanto di applausi. Nel 2024, dopo il successo virale di Baccalà, l’artista barese si è ritrovata al centro di un acceso dibattito musicale nato all’interno della scena pugliese. Le artiste Miss Fritty (Bari) e Mama Marjas (Leccese) la accusarono di aver abbandonato il jazz per inseguire sonorità più commerciali e di essersi appropriata di linguaggi e atmosfere già presenti nel panorama musicale locale. Da quella polemica nacque anche Gelatine, un vero e proprio dissing (tipico della cultura rap underground) rivolto alla cantante. Serena preferì rispondere con eleganza, affidandosi soprattutto alla musica. Per molti fan non è passato inosservato il verso di Anema e Core “L’eleganza viene dal basso come il jazz”, interpretato da alcuni come una possibile replica alle critiche ricevute durante quel periodo. Una lettura mai confermata dall’artista, ma che continua ad alimentare la curiosità degli appassionati.