“Abbiamo pensato a una serata diversa, più sicura, più organizzata”. Federico Carabellese, studente del liceo Flacco, racconta così – con semplicità e concretezza – l’idea che insieme al suo gruppo ha preso forma al Teatro AncheCinema. Non una festa qualsiasi, ma una serata danzante analcolica, costruita e pensata dai ragazzi stessi.
Dietro l’evento del 30 aprile 2026 c’è però qualcosa di più profondo di una semplice organizzazione. C’è un percorso. “Noi come Flacco abbiamo conosciuto AncheCinema partendo da una rassegna di cineforum iniziata quattro anni fa”, spiega Federico. Un rapporto che si è consolidato nel tempo, trasformando un centro culturale in un punto di riferimento stabile per gli studenti.
Da spettatori a protagonisti, il passo è stato naturale.
“Abbiamo scelto il Teatro AncheCinema perché offre una comodità diversa rispetto ai soliti luoghi… è in centro, è più organizzato e soprattutto più sicuro, visti anche gli ultimi avvenimenti”. Nelle sue parole si legge chiaramente un bisogno: trovare centri culturali alternativi, capaci di coniugare libertà e responsabilità.
La vera novità, però, sta nel modo in cui lo spazio viene utilizzato. Un cinema che si trasforma. “La serata si svolgerà all’interno del cinema… possiamo smontare le sedute e usare la sala per ballare”. Un’immagine che rompe gli schemi tradizionali e racconta una nuova idea di centro culturale: flessibile, aperto, adattabile.
E non è solo una questione logistica. “Stiamo lavorando a contenuti visivi da proiettare sullo schermo… il fatto che sia un cinema permette di usare lo schermo e l’impianto audio per creare effetti che rendono tutto più divertente”. Musica, visual, tecnologia: la serata diventa esperienza immersiva, costruita con linguaggi contemporanei.
Ma il punto centrale resta un altro. La scelta di essere analcolica.
“È una grande opportunità anche per i genitori sapere che la serata sarà diversa… non ci saranno alcolici”. Una decisione che non suona come una rinuncia, ma come una proposta. Un modo diverso di stare insieme, che intercetta una domanda reale.
Lo dimostra il dato finale: “La serata è quasi sold out”.
Segno che i ragazzi non solo partecipano, ma riconoscono il valore di un’alternativa. E soprattutto la cercano.
Nel racconto di Federico emerge anche un altro elemento chiave: la percezione di AncheCinema. “Abbiamo spiegato ai nostri amici che non è soltanto un cinema, ma un centro culturale dove si possono fare tante attività”. Una definizione semplice, ma significativa. Perché restituisce l’immagine di un centro che non impone, ma accoglie. Non limita, ma abilita.
E tutto questo nasce da un lavoro lento, costruito nel tempo. Dai cineforum agli eventi, fino alla co-progettazione. Un processo che oggi porta i ragazzi a essere non più solo pubblico, ma parte attiva della produzione culturale.
Resta aperta una prospettiva: sperare possa essere la prima di tante altre serate.
Una frase che vale come promessa, ma anche come indicazione. Perché se esperienze come questa continueranno, potrebbe emergere un nuovo modo di vivere la notte in città: meno legato al consumo, più centrato sull’esperienza, sulla sicurezza e sulla condivisione.
E forse è proprio questo il dato più interessante.
Non tanto una festa riuscita, ma una generazione che inizia a costruire i propri spazi, le proprie regole, il proprio modo di stare insieme.
Partendo da un cinema.
E trasformandolo, per una sera, in qualcosa di completamente nuovo.