Un percorso costruito nel tempo, fatto di confronti, ascolto e passaggi condivisi, prende forma in un documento che guarda ai prossimi tre anni e prova a tenere insieme bisogni diversi, spesso intrecciati tra loro. È stato presentato negli spazi della Fiera del Levante il VI Piano Regionale delle Politiche Sociali 2026–2028 della Regione Puglia, alla presenza di rappresentanti istituzionali e del mondo sociale.
Alla base del Piano c’è un lavoro lungo e partecipato, che ha coinvolto non solo enti e operatori del settore, ma anche cittadini. Un processo che ha puntato a mettere insieme esperienze e criticità provenienti dai territori, in un contesto segnato da cambiamenti evidenti: popolazione che invecchia, disuguaglianze che crescono e nuove fragilità che emergono.
Le risorse previste ammontano complessivamente a 1,1 miliardi di euro nel triennio. L’obiettivo dichiarato è quello di superare la frammentazione degli interventi per arrivare a un sistema più integrato, capace di collegare ambiti diversi come sociale, sanità, scuola, lavoro, casa e anche cultura e sport. Al centro viene posta la persona, non più solo destinataria di servizi, ma parte attiva nei percorsi che la riguardano.
“Questo Piano nasce dall’ascolto reale delle persone e dei territori e definisce la direzione delle politiche sociali della Regione per i prossimi tre anni. Non è un documento astratto, ma uno strumento concreto per rispondere alle fragilità quotidiane e costruire opportunità reali. Mettere al centro la persona significa costruire un sistema capace di adattarsi ai bisogni e ai percorsi di vita di ciascuno, rafforzando diritti, autonomia e partecipazione. Il nostro obiettivo è un welfare più vicino, più accessibile e più umano, che non lasci indietro nessuno”, ha dichiarato il vicepresidente e assessore al Welfare e allo Sport della Regione Puglia. “Le trasformazioni che stiamo vivendo ci mostrano con chiarezza che i bisogni non sono mai isolati: si intrecciano tra lavoro, relazioni, abitare, salute ed educazione. Con questo Piano scegliamo di superare definitivamente una visione settoriale e di costruire un welfare capace di leggere la complessità delle vite delle persone e di offrire risposte integrate lungo tutto il ciclo della programmazione. È così che possiamo contrastare davvero le disuguaglianze e rafforzare legami sociali più solidi e inclusivi”, ha aggiunto l’assessore. “Il Piano – ha concluso l’assessore – non è solo una programmazione triennale, ma una visione concreta di futuro: quella di un welfare di comunità più equo e sostenibile, in grado di accompagnare le trasformazioni in atto, capace di rafforzare i legami sociali e di includere davvero ogni persona”.
Il documento garantisce continuità al sistema già esistente e rappresenta anche il punto di partenza per la definizione dei nuovi Piani sociali di zona nei vari Ambiti territoriali. A questi ultimi viene affidato un ruolo centrale, non solo nell’assicurare i livelli essenziali delle prestazioni sociali, ma anche nel raggiungimento di obiettivi concreti: dai progetti di vita per le persone con disabilità ai servizi per l’inserimento lavorativo, fino al mantenimento dei centri antiviolenza e al rafforzamento delle iniziative dedicate agli anziani.
Uno degli aspetti più rilevanti riguarda il contrasto alla povertà, affrontato non solo sotto il profilo economico ma anche educativo, abitativo e relazionale. In questo quadro rientrano strumenti come il microcredito sociale, pensato per chi attraversa difficoltà temporanee, insieme a interventi costruiti su misura e integrati con le reti locali.
Spazio anche alle politiche per l’invecchiamento attivo, con l’obiettivo di valorizzare il ruolo degli anziani nella comunità e ridurre isolamento e fragilità, e a quelle per la disabilità, che puntano su percorsi personalizzati e inclusione lavorativa.
Il Piano insiste inoltre sulla necessità di rafforzare il coordinamento tra i diversi livelli istituzionali e migliorare la capacità organizzativa dei territori, anche attraverso il potenziamento degli Uffici di Piano e sistemi più efficaci di monitoraggio. Centrale, in questo senso, il coinvolgimento del Terzo Settore, chiamato a partecipare ai processi di co-programmazione e co-progettazione.
Nel complesso, il documento prova a tenere insieme ambiti diversi e a tradurli in azioni misurabili, con l’intento di rendere più omogenea l’offerta dei servizi sul territorio e di rispondere in modo più coerente ai bisogni delle persone.