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Aumenti dei prezzi senza sosta: l’effetto delle tensioni internazionali si abbatte ancora sulle tasche degli italiani

La stangata del conflitto costa 1.200 euro a famiglia

Pubblicato da: redazione | Mer, 20 Maggio 2026 - 14:07
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Come già annunciato e largamente previsto sta aumentando l’impatto del conflitto in Medio Oriente sui prezzi. È di qualche giorno la notizia dell’Istat che, a marzo, l’inflazione sale a ben +2,7% (dal +1,7% del mese precedente). L’Istituto di Statistica spiega che “la salita dell’inflazione è sostenuta essenzialmente dalle tensioni che si registrano sui prezzi degli energetici (da -2,1% a +9,2%) e degli alimentari non lavorati (da +4,7% a +5,9%).” Settori che destano forte preoccupazione, in quanto riguardano consumi vitali e necessari per le famiglie.

Addirittura, il tasso relativo al carrello della spesa passa al +2,3%, mentre i prezzi dei prodotti ad alta frequenza di acquisto crescono del +4,2%. Un andamento che rispecchia ampiamente, purtroppo, le stime: nei giorni scorsi l’O.N.F. – Osservatorio Nazionale Federconsumatori ha diffuso uno studio relativo agli impatti del conflitto sui prezzi nei settori maggiormente interessati (dall’energia ai trasporti, ai prodotti alimentari), da cui è emerso che le spese degli italiani sono aumentate, già oggi, di +204,31 euro a famiglia (rispetto a fine febbraio). Un aggravio che, in termini annui, si traduce in ricadute di +1.225,90 a famiglia.

Federconsumatori teme che questo sia solo l’inizio: se il conflitto dovesse proseguire a lungo, l’impatto su fertilizzanti, plastiche, logistica, energia e trasporti potrebbe essere ancora più grave.

“Per questo – dicono è necessario intervenire con urgenza e determinazione per arginare, prima di tutto, fenomeni speculativi. Le misure che chiediamo e che riteniamo non più rinviabili riguardano:

Il ripristino di un taglio più consistente delle accise sulla benzina (che è stato prematuramente alleggerito).
Una rimodulazione, anche temporanea, delle aliquote IVA su un paniere di beni essenziali.
Introdurre criteri per la determinazione del prezzo che realizzino il disaccoppiamento tra energia elettrica e gas.
Un bonus energia più consistente, ed esteso a una platea di famiglie più ampia.
Creare un Fondo di contrasto alla povertà energetica ed alimentare per aiutare e sostenere i nuclei più vulnerabili.
Mettere in atto la promessa riforma degli oneri di sistema su beni energetici, spostandone alcuni sulla fiscalità generale.
Aumentare monitoraggio, controlli e interventi sanzionatori contro le speculazioni lungo le filiere, in particolare per i prodotti di largo consumo e i carburanti.
Tassare adeguatamente gli extraprofitti delle aziende energetiche e non solo per finanziare misure di sostegno”.

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