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Bari, nel cuore del Libertà un atelier di ceramica diventa “Cura, comunità e…autoterapia”

La storia di Sara e Bri, due donne che dopo un momento di crisi hanno dato forma ad uno spazio che è oggi presidio creativo prezioso per il quartiere

Pubblicato da: Francesca Emilio | Mar, 19 Maggio 2026 - 10:51
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L’arte come cura e comunità. Accade a Bari, in particolare nel cuore del quartiere Libertà, dove tra vetrate che affacciano sulla strada e vicini che bussano “per avvisare se le chiavi sono rimaste fuori dalla porta”, c’è un laboratorio di ceramica che non nasce soltanto per produrre oggetti. Parliamo di Argilla Collective, un atelier, ma anche un rifugio. Uno spazio piccolo e “materico”, fatto di terra, mani, silenzi, risate, tentativi, relazioni. Un luogo in cui la ceramica non è solo tecnica, ma possibilità di rallentare, tornare a sé, incontrare gli altri.

A fondarlo sono state Sara e Bri, due donne arrivate alla ceramica da percorsi diversi e poi unite da un’esigenza comune: creare uno spazio autentico, prima di tutto per loro stesse. Sara, architetto di Fasano, vive a San Girolamo e ha alle spalle una ricerca sui materiali naturali. “Ho studiato la terra in tutte le sue forme, fino ad arrivare alla ceramica”, racconta. Bri, francese, vive a Bari da quasi sei anni, proprio nel quartiere Libertà. La ceramica l’ha incontrata a Londra, durante un workshop. All’inizio con il tornio, poi attraverso la modellazione manuale, quella che lavora direttamente con le mani, senza mediazioni. “È stato bello, mi sono appassionata e piano piano l’ho portata nella mia vita”, spiega.

La nascita di Argilla Collective, però, non è stata solo il risultato di una passione artistica. È arrivata in un momento fragile, in un periodo di crisi personale per entrambe. “Ci ha unite un periodo difficile”, raccontano Sara e Bri. “Abbiamo iniziato a fare ceramica come una forma di autoterapia. A un certo punto abbiamo capito che l’argilla era un mezzo potente, capace di riportarci al corpo, alla calma, alla presenza”. All’inizio il laboratorio non era pensato per il pubblico. Era uno spazio privato, quasi segreto, un luogo dove ritrovarsi e lavorare la terra senza dover dimostrare nulla. Poi qualcosa è cambiato. La materia, il quartiere, le persone che passavano davanti alle vetrine, le domande dei curiosi, l’interesse spontaneo di chi si affacciava dall’esterno hanno trasformato lentamente l’idea iniziale. “Siamo partite pensando a un luogo solo per noi”, raccontano. “Poi ci è venuta voglia di coinvolgere altre persone. Non insegniamo per far diventare qualcuno un maestro ceramista, ma per il piacere di modellare l’argilla, per condividere un’esperienza”, evidenziano.

La scelta del Libertà non è stata casuale, anche se per entrambe ha avuto un significato diverso. Per Bri, che già vive nel quartiere, era una continuità naturale. Prima di trovare lo spazio dell’atelier, aveva frequentato Spazio 13 proprio per fare ceramica. Il Libertà, per lei, era già casa, una zona complessa, certo, ma anche familiare, fluida, viva. Per Sara, invece, il passaggio è stato quasi una scoperta. Prima aveva uno studio di architettura nel quartiere Madonnella, ma sentiva il bisogno di cambiare aria. “Ho fatto di tutto per lasciare quella zona”, racconta. “Il Libertà ci è sembrato più umano. Ha un’identità da piccolo borgo, con attività artigiane, botteghe, relazioni semplici. Qui ci hanno accolte benissimo, a gran cuore”.

È forse questo uno degli aspetti più forti della storia di Argilla Collective, il rapporto con il quartiere. Il laboratorio si trova ad angolo, con grandi vetrate sulla strada. Chi passa guarda dentro, si ferma, chiede, entra. Non c’è distanza tra l’atelier e la vita quotidiana del Libertà. Il laboratorio respira insieme alla strada. “Tanta gente si affaccia, entra, fa domande”, raccontano Sara e Bri. “C’è molto interesse e soprattutto c’è voglia di creare un legame. Questa cosa ci ha convinte ad aprirci sempre di più”. Argilla Collective oggi fa parte di quel piccolo ecosistema culturale che, nel quartiere, cresce spesso lontano dai riflettori, botteghe, spazi creativi, realtà artigianali, luoghi ibridi dove arte e relazione si incontrano. Non è solo un laboratorio di ceramica, ma un luogo di contaminazione tra artigianato, design, sperimentazione contemporanea e benessere. Qui si lavora soprattutto l’argilla grès, una terra resistente, materica, capace di dare forma a oggetti unici. Ma il risultato, per Sara e Bri, non è mai soltanto il manufatto finale.

“Non ci interessa concentrarci solo sulla tecnica”, spiegano. “Per noi conta il processo creativo, l’esperienza condivisa. Da Argilla si impara, si crea, si ride, si cresce insieme. È un ritorno all’essenziale, un abbraccio creativo”. Le attività non seguono ancora un calendario fisso. Sara e Bri portano avanti anche altri lavori e organizzano workshop in base alle richieste, agli incontri, agli interessi delle persone. L’idea, però, è quella di far crescere lo spazio in modo organico: corsi, laboratori, momenti di accesso libero, incontri con figure esterne, contaminazioni con altri saperi. Immaginano un luogo dove chi arriva possa trovare attrezzi, spazio per conservare le proprie creazioni e supporto nel processo. Ma anche occasione per parlare, confrontarsi, ascoltare storie. “Ci piacerebbe che ognuno potesse arrivare e condividere qualcosa”, raccontano. “Non solo workshop classicI, ma un tempo piacevole da attraversare insieme. Di base insegniamo sempre una tecnica, ma quello che ci interessa è creare un momento di relazione”.

Tra le esperienze che hanno già funzionato c’è stata quella di yoga e ceramica, accolta con grande entusiasmo. Un incontro tra corpo, respiro e materia. Ma Sara e Bri guardano anche ai bambini, con cui hanno già sperimentato laboratori “più liberi e leggeri”. “Con i bambini è bellissimo giocare con la terra”, raccontano. “Hanno un modo diverso di avvicinarsi all’argilla, più spontaneo, meno condizionato. Vorremmo sviluppare anche questa parte”. La forza della ceramica, secondo loro, sta proprio nella sua accessibilità. Non serve saper disegnare, non serve sentirsi artisti, non serve avere una tecnica perfetta. La terra accoglie l’errore, la pressione delle dita, la forma che cambia, il gesto che si corregge. È una materia antica e insieme contemporanea, capace di dialogare con molte discipline: progettazione, modellazione, scultura, design, persino musica, quando diventa strumento sonoro.

“La ceramica unisce tante arti”, raccontano. “Può essere declinata in moltissime forme. Ma soprattutto è alla portata di tutti. Con la terra puoi lasciarti andare, provare, fare qualcosa di tuo senza troppi condizionamenti”. In un tempo in cui tutto corre, Argilla Collective prova a costruire il contrario, uno spazio lento, umano, concreto. Un luogo dove le mani tornano a essere strumento di conoscenza e non solo di produzione. Dove il quartiere non è uno sfondo, ma una presenza viva. Dove il Libertà, spesso raccontato solo attraverso le sue difficoltà, mostra anche un’altra faccia: quella delle relazioni di prossimità, delle botteghe, delle persone che si riconoscono, delle attività che resistono e inventano nuove forme di comunità.

Sara e Bri lo dicono con semplicità: “portare avanti questo progetto non è facile”. Richiede tempo, energia, incastri con altri lavori, fatica quotidiana. Ma è proprio dentro questa fatica che l’atelier trova il suo senso. “Facciamo di tutto per riuscire a portare avanti questa cosa”, raccontano. “Perché ci distacca dal caos quotidiano e ci fa tornare a noi, anche solo per un giorno a settimana”, concludono.

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