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Mafia e politica a Bari, ascoltate in aula le intercettazioni: “Grazie per il sostegno a mia figlia”

L’udienza proseguirà il prossimo 3 giugno

Pubblicato da: redazione | Gio, 21 Maggio 2026 - 10:55
tribunale avvocati giudice

“Volevo ringraziare innanzitutto dell’impegno con cui avete sostenuto mia figlia (…) una telefonata di ringraziamento era obbligatoria, lo sai che è uscita? E quindi è consigliera?”. È una delle intercettazioni lette ieri in aula nel processo nato dall’inchiesta “Codice interno” della Direzione distrettuale antimafia di Bari, che ipotizza legami tra mafia, politica e imprenditoria nel capoluogo pugliese.

A parlare, secondo gli atti dell’inchiesta, è l’oncologo Vito Lorusso, imputato insieme alla figlia Maria Carmen per presunto scambio elettorale politico-mafioso legato alle elezioni comunali baresi del 2019. La conversazione sarebbe avvenuta con Massimo Parisi, ex dipendente Amtab e fratello del boss di Japigia “Savinuccio” Parisi, anche lui imputato nel procedimento. Secondo la Dda, l’elezione di Maria Carmen Lorusso in Consiglio comunale sarebbe stata favorita dal sostegno elettorale garantito da esponenti dei clan Parisi, Montani e Strisciuglio. Al centro delle accuse anche l’ex consigliere regionale Giacomo Olivieri, marito della consigliera, già condannato a 9 anni con rito abbreviato.

Nel corso dell’udienza è stato ascoltato l’ispettore della Squadra Mobile Salvatore Attimonelli, che ha ricostruito le indagini coordinate dai pm Fabio Buquicchio e Marco D’Agostino leggendo alcune intercettazioni finite nel fascicolo del dibattimento. Molte delle conversazioni riguardano proprio Olivieri, che secondo gli inquirenti avrebbe avuto contatti diretti con ambienti vicini ai clan cittadini. In una delle intercettazioni lette in aula, riferendosi alla campagna elettorale della moglie, avrebbe detto: “Se quella non prende 500 voti a Japigia io prendo lo stomaco (…) e glielo faccio a pezzettini personalmente”. E ancora: “Che qua succede la guerra (…) ho dato… abbiamo dato… mo’ abbiamo bisogno e io non posso fare figure… il nome Lorusso non deve prendere voti? E vuol dire che è un’offesa”. Tra le frasi riportate in aula anche quella attribuita a Tommaso Lovreglio, nipote del boss Parisi e già condannato in abbreviato a 14 anni: “Lorusso dobbiamo votare (…) una volta che va quella al Consiglio comunale possiamo fare che c… vogliamo”. L’udienza proseguirà il prossimo 3 giugno con l’esame dell’investigatore della Squadra Mobile.

Foto repertorio

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