Una retromarcia inaspettata che cancella quattro anni di politiche sulla mobilità dolce e riaccende lo scontro totale tra Palazzo di Città e il popolo delle due ruote. A Bari scompare la pista ciclabile del lungomare e di corso Vittorio Emanuele, due delle arterie più importanti e frequentate dai ciclisti urbani. La rimozione dell’infrastruttura, nata durante la fase emergenziale della pandemia e diventata nel tempo un presidio fisso per il transito ecologico dei cittadini, ha scatenato un’ondata di indignazione immediata.
La protesta è esplosa anche nel gruppo Facebook “Bicicletta a Bari – Ciclisti Urbani Baresi”, punto di riferimento telematico della comunità ciclistica locale, dove i residenti hanno iniziato a organizzarsi per contestare la decisione. “Forse è il caso che stavolta facciamo qualcosa perché togliere la ciclabile dal lungomare e da corso Vittorio Emanuele è una sciocchezza”, si legge in uno dei post più condivisi all’interno della community. La rabbia dei ciclisti non è un no ideologico allo sviluppo del trasporto pubblico, tutt’altro. La stessa base dei ciclisti baresi si dichiara infatti apertamente favorevole al progetto del Brt (Bus Rapid Transit), i nuovi autobus elettrici veloci che stanno ridisegnando la viabilità cittadina, ma contesta radicalmente la scelta di sacrificare la sicurezza delle biciclette sull’altare delle corsie preferenziali per i pullman.
Secondo i ciclisti urbani, le due opere non si escludono a vicenda e l’eliminazione dei percorsi dedicati rappresenta un pericoloso passo indietro per la sicurezza stradale. “Credo fermamente che l’opera del Brt possa tranquillamente convivere con delle piste ciclabili”, spiegano i promotori della protesta sul web. “Due viali così importanti come quelli non possono essere privati delle bikelane. Bisogna assolutamente fare in modo che le strade vengano riprogettate con l’inserimento di nuove piste ciclabili, possibilmente in sede protetta e separata”.