Mettere radici nel cuore pulsante e complicato di Bari, al confine tra il quartiere Murattiano e il Libertà, per trasformare 140 metri quadrati in un presidio di legalità, cultura e accoglienza. Era questo l’obiettivo con cui, nel 2015, Giovanni Gentile e Barbara Grilli davano vita alla sede del Collettivo Teatro Prisma in via Dante Alighieri 243/A. Oggi, quella scommessa sociale e culturale – ribattezzata affettuosamente “il teatro più piccolo di Bari” grazie ai suoi trenta posti a sedere – si trova davanti al momento più difficile della sua storia e lancia una raccolta fondi per evitare la chiusura definitiva.
Le difficoltà per la compagnia, da sempre impegnata nel teatro civile e nella divulgazione dell’antimafia nelle scuole italiane, sono iniziate a causa di un esposto per presunte irregolarità. Nonostante il Collettivo ne sia uscito indenne, l’iter ha causato quattro mesi di stop forzato agli eventi. Poi, la stretta burocratica: a seguito della tragedia di Crans Montana, le norme di sicurezza per i locali di pubblico spettacolo sono diventate molto più rigide, bloccando le attività della sala. Per riaprire le porte servono interventi costosi: un impianto VMC per il ricambio d’aria, una porta d’ingresso tagliafuoco e la perizia di un ingegnere per la nuova Scia comunale. Davanti al bivio se arrendersi o agire nell’illegalità, i fondatori hanno scelto di lanciare un crowdfunding. Al momento sono stati raccolti 1.192 euro sui 3,5 mila euro necessari per completare i lavori. “Cosa fare? Rinunciare alla nostra missione? Rimandare e aspettare? Fare i fuorilegge? Nessuna di queste situazioni fa parte del nostro carattere. La decisione è una sola: restare e combattere”, dichiarano con fermezza Gentile e Grilli. Il Teatro Prisma non è solo un palco, ma un hub sociale per il quartiere: “Noi sappiamo che il Teatro Prisma è necessario, serve, rende la città e il mondo un po’ migliore di quello che è. Aiutateci a resistere”.