Un tappeto di ombrelloni, ma anche vere e proprie tendopoli e gazebo montati a pochi metri dalla riva. La spiaggia di Pane e Pomodoro si è presentata così nella giornata di ieri trasformata nel quartier generale di migliaia di baresi e turisti stranieri a caccia di un po’ di refrigerio. Una domenica da tutto esaurito che fotografa perfettamente la doppia anima del litorale cittadino: da un lato la bellezza di un mare accessibile a tutti a pochi passi dal centro, dall’altro la consueta anarchia organizzativa che si ripresenta puntuale a ogni picco di calore.
L’affluenza ha registrato numeri da record sin dalle prime ore del mattino. Accanto ai residenti storici, armati di borse frigo e attrezzatura da campeggio, è stata massiccia la presenza di visitatori internazionali, attratti dalla popolarità della spiaggia urbana. Tuttavia, la convivenza nello spazio pubblico ha riacceso le polemiche legate al decoro. Il montaggio selvaggio di tende e strutture ingombranti, spesso vietate dalle ordinanze balneari per garantire il passaggio e la sicurezza, ha ridotto all’osso lo spazio vitale sulla sabbia, scatenando il malumore di molti bagnanti che chiedono maggiori controlli. La giornata si è conclusa tra il consueto viavai di famiglie e i resti di una domenica di passione che riapre il dibattito sulla gestione delle spiagge pubbliche a Bari. Se da una parte Pane e Pomodoro si conferma il simbolo della baresità e dell’accoglienza democratica, dall’altra la necessità di regolare gli accessi e l’uso degli spazi diventa sempre più urgente per evitare che la spiaggia libera si trasformi, ogni fine settimana, in un campeggio a cielo aperto senza regole.