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Bari, gli affitti brevi sono triplicati in sette anni: nel centro storico fino a 2.500 annunci per km²

Crescono canoni di locazione e difficoltà di accesso alla casa per i residenti

Pubblicato da: Nicola Lucarelli | Ven, 10 Luglio 2026 - 14:25
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Gli affitti brevi sono locazioni di alloggi per periodi limitati, generalmente pochi giorni o poche settimane, destinate soprattutto a turisti e viaggiatori. Il fenomeno è esploso negli ultimi anni grazie a piattaforme come Airbnb, che hanno reso semplice per i proprietari mettere a reddito un appartamento senza passare per i canali della locazione tradizionale. Il problema nasce dal fatto che, dove la domanda turistica è alta, questo tipo di locazione tende a rendere più di un affitto a lungo termine: molti proprietari convertono così appartamenti prima destinati a residenti stabili in strutture ricettive di fatto, sottraendo alloggi al mercato ordinario. L’effetto è una riduzione dell’offerta abitativa nei centri storici, con aumento dei canoni e maggiori difficoltà per famiglie e lavoratori a trovare casa a condizioni sostenibili.

A Bari il fenomeno ha assunto dimensioni rilevanti. Secondo il report AirMAP, tra il 2017 e il 2024 le unità abitative offerte in affitto breve sono triplicate, superando le 4.500, con oltre 15.000 posti letto complessivi: un incremento del 235%, quattro volte superiore alla media nazionale (52%). Bari è oggi la quarta città del Sud per dimensione del fenomeno, dopo Napoli, Palermo e Catania, ma prima in Italia per crescita percentuale nel periodo considerato. A crescere non è stata solo l’offerta ma soprattutto la domanda: le notti prenotate sono passate da 77.400 nel 2017 a oltre 518.000 nel 2024, quasi sette volte tanto. Il tasso di occupazione degli alloggi è quasi raddoppiato, dal 25% al 48%, mentre la tariffa media giornaliera è salita da 60 a 104 euro. Il giro d’affari complessivo generato dagli affitti brevi baresi è passato da 4,7 a 53,9 milioni di euro, con un aumento nominale superiore al 1.000%. Nel 2024 un singolo annuncio rendeva in media quasi 12.000 euro l’anno, un valore leggermente superiore alla media nazionale e il più alto tra le città del Mezzogiorno, Napoli compresa.

Il settore è anche cambiato nella sua natura. Gli host attivi sono passati da 845 a 2.186, ma soprattutto sono cresciuti gli operatori di grandi dimensioni: i “large host”, che gestiscono oltre 10 alloggi, erano marginali nel 2017 e nel 2024 controllano un quarto dell’offerta cittadina, con performance migliori rispetto ai piccoli proprietari. Un segnale di come il settore si sia sempre più allontanato dall’idea originaria di “economia di condivisione” per diventare un’attività economica strutturata, sviluppatasi però quasi senza regole.

Dal punto di vista geografico, il fenomeno non è distribuito in modo uniforme sul territorio comunale ma fortemente concentrato: il quartiere Murat da solo raccoglie il 28,7% degli annunci cittadini, seguito dalla Città Vecchia (13,6%), Libertà (11,6%) e Madonnella (8,9%). Nella sola Città Vecchia si contano fino a 2.500 annunci per km², contro valori compresi tra 1 e 100 nelle zone periferiche e costiere: un dato che conferma come si tratti di un turismo essenzialmente urbano, non balneare. Un indicatore che mette in rapporto gli appartamenti interi offerti in affitto breve con le abitazioni occupate da residenti mostra che se in media in città si contano 2,4 alloggi turistici ogni 100 case abitate, nella Città Vecchia il rapporto sale a 19,4, con punte locali che superano i 40 ogni 100 abitazioni. Proprio questa concentrazione amplifica l’impatto del fenomeno sul mercato della casa: i dati dell’Osservatorio del Mercato Immobiliare mostrano infatti che l’aumento dei canoni di locazione è stato più marcato proprio nelle aree della città dove la crescita degli affitti brevi è stata maggiore, un elemento indicato come possibile concausa della rarefazione dell’offerta in affitto per i residenti.

Il fenomeno si estende anche oltre i confini comunali: nel sistema locale del lavoro di Bari, che comprende i comuni limitrofi, gli annunci attivi superano quota 6.200, con Bari che da sola pesa per oltre il 72% del totale. Tra i comuni dell’hinterland spiccano Conversano, dove il fenomeno era già consistente nel 2017 e oggi conta 438 annunci con tariffe medie superiori a quelle del capoluogo, e Altamura, inserita in un circuito turistico che comprende anche la vicina Matera. Su questi dati si sta muovendo ora la Regione Puglia, che sta lavorando a una proposta di Legge Regionale sulla regolazione delle locazioni brevi, con l’obiettivo di trovare un equilibrio tra il diritto dei proprietari a mettere a reddito i propri immobili, il valore economico del turismo per il territorio e la necessità di tutelare l’accesso alla casa per chi a Bari vive stabilmente.

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