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Morti sul lavoro, la Puglia in zona rossa: 23 vittime nei primi cinque mesi del 2026

Incidenza superiore alla media nazionale, il report

Pubblicato da: redazione | Mar, 7 Luglio 2026 - 17:21
foto freepik

La Puglia è tra le sei regioni italiane in zona rossa per rischio di morte sul lavoro nei primi cinque mesi del 2026. Il dato emerge dal report aggiornato a maggio dell’Osservatorio Sicurezza sul Lavoro e Ambiente Vega, che fotografa una situazione ancora critica sul fronte degli infortuni mortali.

Da gennaio a maggio 2026 in Italia sono state registrate 370 vittime sul lavoro, di cui 269 in occasione di lavoro e 101 in itinere, cioè durante il tragitto casa-lavoro. Il dato nazionale resta inferiore rispetto allo stesso periodo del 2025, con una flessione del 4,1%, ma la riduzione si sta progressivamente assottigliando rispetto ai mesi precedenti. Nel quadro nazionale, la Puglia conta 23 morti in occasione di lavoro e rientra nella fascia più critica della zonizzazione elaborata dall’Osservatorio. La zona rossa indica le regioni con un’incidenza superiore del 25% rispetto alla media nazionale, fissata a 11,2 morti ogni milione di lavoratori. Insieme alla Puglia figurano in zona rossa anche Sicilia, Liguria, Calabria, Trentino-Alto Adige e Veneto.

La maglia nera per numero assoluto di vittime in occasione di lavoro resta alla Lombardia, con 40 decessi. Seguono Veneto con 31, Sicilia con 26, Campania con 24 e Puglia con 23. Il dato pugliese, dunque, colloca la regione tra quelle più colpite sia per incidenza sia per numero complessivo di morti durante l’attività lavorativa. “Nei primi cinque mesi del 2026 il numero delle morti sul lavoro è ancora inferiore rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, ma la riduzione si assottiglia ulteriormente rispetto ai dati rilevati nei mesi precedenti”, ha commentato l’ingegner Mauro Rossato, presidente dell’Osservatorio Sicurezza sul Lavoro e Ambiente Vega. Secondo Rossato, le 370 vittime registrate a fine maggio, le sei regioni in zona rossa e l’aumento delle denunce di infortunio confermano la necessità di mantenere alta l’attenzione su formazione e controlli.

A livello nazionale, le fasce più fragili restano gli over 65 e i lavoratori stranieri. Considerando le morti in occasione di lavoro, l’incidenza più elevata si registra tra gli ultrasessantacinquenni, con 35,8 decessi ogni milione di occupati. Seguono i lavoratori tra i 55 e i 64 anni, con un indice pari a 18,4, e quelli tra i 15 e i 24 anni, con 10,5. In termini assoluti, la fascia d’età più colpita è quella tra i 55 e i 64 anni, con 103 vittime su 269 decessi in occasione di lavoro.

Resta particolarmente preoccupante anche il dato relativo ai lavoratori stranieri. Nei primi cinque mesi dell’anno sono 106 gli stranieri morti sul lavoro, su un totale di 370 vittime: 73 sono deceduti in occasione di lavoro e 33 in itinere. Il rischio di morte per i lavoratori stranieri risulta oltre tre volte superiore rispetto a quello degli italiani, con 28,2 morti ogni milione di occupati contro un indice di 9,1. Tra le donne, i decessi registrati nel 2026 sono 39, due in più rispetto al 2025. Di queste, 25 hanno perso la vita durante l’attività lavorativa e 14 nel tragitto casa-lavoro.

I settori più colpiti, alla fine di maggio, sono costruzioni, trasporti e magazzinaggio e attività manifatturiere. Il giovedì risulta il giorno più luttuoso della settimana, con il 22,7% degli infortuni mortali, seguito dal lunedì e dal venerdì, entrambi al 19,3%. In aumento anche le denunce di infortunio. A fine maggio 2026 sono state 261.389, il 5,5% in più rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Il numero più alto riguarda le attività manifatturiere, con 27.560 denunce, seguite da sanità, costruzioni, trasporto e magazzinaggio e commercio. Il report conferma quindi un quadro in chiaroscuro: da un lato il numero delle vittime resta leggermente inferiore rispetto al 2025, dall’altro l’aumento delle denunce e la presenza della Puglia in zona rossa indicano una criticità ancora forte. Un segnale che riporta al centro il tema della sicurezza nei luoghi di lavoro, della prevenzione, della formazione e dei controlli, soprattutto nei settori più esposti e tra le categorie più vulnerabili.

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