“Oggi qui ad Andria il sole splende forte. È lo stesso sole che bruciava sulle macerie del disastro ferroviario del 12 luglio di dieci anni fa”. È iniziato con questa immagine speculare, sospesa tra il ricordo e il dolore immobile dei familiari, il discorso del presidente della Regione Puglia, Antonio Decaro, in occasione del decennale della strage ferroviaria della Andria-Corato. Davanti al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, ai sindaci e alle autorità civili e militari, il governatore ha pronunciato parole di forte autocritica istituzionale e di dura denuncia politica sulla situazione infrastrutturale del Mezzogiorno.
Un intervento scandito dal peso della memoria, culminato nella lettura solenne dei nomi delle 23 vittime che quel giorno persero la vita sul binario unico: Pasquale Abbasciano, Giuseppe Acquaviva, Serafina Acquaviva, Maria Aloysi, Alessandra Bianchino, Rossella Bruni, Pasqua Carnimeo, Enrico Castellano, Luciano Caterino, Michele Corsini, Albino De Nicolo, Salvatore Di Costanzo, Giulia Favale, Nicola Gaeta, Jolanda Inchingolo, Donata Pepe, Maurizio Pisani, Giovanni Porro, Fulvio Schinzari, Antonio Summo, Francesco Ludovico Tedone e Gabriele Zingaro. “Li ho voluti nominare uno ad uno per dire che la Puglia non ha dimenticato”, ha sottolineato Decaro, ricordando come al Sud salire su un treno per un esame universitario o una visita medica significhi “affidare la propria vita nelle mani di qualcun altro”.
Il governatore non ha nascosto le responsabilità della politica, pronunciando un formale “mea culpa” a nome delle istituzioni locali: “Chiedo io per tutti scusa ai pugliesi se non abbiamo lottato abbastanza affinché il diritto della nostra gente a viaggiare in sicurezza fosse pienamente rispettato. Chiedo scusa se troppo spesso ci siamo abbandonati alla rassegnazione del “ci dobbiamo accontentare””. Quella del 12 luglio 2016, ha rimarcato, è stata una tragedia che ha “ridotto in macerie l’idea stessa di una Puglia efficiente”.
Il cuore del discorso si è poi spostato sulla denuncia del divario strutturale tra le due metà del Paese, un gap che corre proprio lungo le linee ferroviarie minori del Mezzogiorno. “È proprio sui troppi binari unici che attraversano la nostra bellissima terra che corre veloce il divario tra Nord e Sud. Ancora oggi”, ha incalzato il presidente della Regione, parlando di un Meridione “abbandonato alla fragile speranza che tragedie simili non accadano mai più” se privato di adeguati investimenti strutturali.
Infine, un ringraziamento speciale è stato rivolto al Capo dello Stato, la cui presenza è stata definita “un segno prezioso di attenzione verso questa terra”. Citando l’articolo 3 della Costituzione sulla rimozione degli ostacoli che limitano l’uguaglianza dei cittadini, Decaro ha concluso con un appello: “È su questo principio cardine che si fonda il nostro diritto di pretendere che non ci siano più divari infrastrutturali tra le diverse aree del Paese. Essere qui, per me, è due volte più difficile”.