Bari e Barletta-Andria-Trani risultano tra le province italiane più esposte al rischio incendi boschivi. È quanto emerge dai modelli elaborati dalla piattaforma Airis di Eoliann, climate tech italiana e società benefit specializzata nell’analisi dei rischi climatici. Il dato è arrivato negli scorsi giorni, alla vigilia della scadenza del 17 luglio 2026, termine entro il quale gli Stati membri dell’Unione europea devono identificare formalmente le entità critiche previste dalla direttiva Cer, Critical Entities Resilience, recepita in Italia con il decreto legislativo 134 del 2024.
Una volta ricevuta la notifica dello status di “entità critica”, le organizzazioni dei settori interessati avranno dieci mesi per adeguarsi ai requisiti previsti. Tra questi rientrano la valutazione del rischio, compresi quelli naturali e climatici, la predisposizione di un piano di resilienza e l’adozione di misure concrete per garantire la continuità dei servizi essenziali. La direttiva riguarda settori strategici come energia, trasporti, telecomunicazioni, acqua, sanità, finanza, infrastrutture digitali e spazio. Per la prima volta, la capacità delle infrastrutture di resistere agli eventi climatici estremi, come alluvioni, frane, ondate di calore, siccità e incendi, diventa un obbligo normativo e non più soltanto una buona pratica.
“La direttiva Cer ci dice che la resilienza non è più un valore, è un obbligo”, commenta Roberto Carnicelli, ceo di Eoliann. “Per anni abbiamo parlato di infrastrutture critiche come se fossero eterne: ponti, reti elettriche, sistemi idrici pensati per durare un secolo, progettati per un clima che non esiste più. Oggi il legislatore ci chiede di dimostrare che sappiamo quanto siamo esposti, non di dichiararlo a parole. E qui nasce il problema vero: si può normare l’obbligo di essere resilienti, ma non si può normare la capacità di misurarlo”. Secondo Eoliann, la nuova normativa rappresenta un cambio di paradigma: la conformità agli obblighi diventa il punto di partenza per passare dalla gestione dell’emergenza alla prevenzione, soprattutto per le infrastrutture critiche da cui dipendono servizi essenziali e interi territori.
Nella mappa del rischio climatico elaborata da Airis, la Puglia emerge come una delle regioni più esposte in Italia sul fronte degli incendi boschivi. Bari e Barletta-Andria-Trani si collocano tra le prime tre province italiane per pericolosità legata a questo rischio. Il dato assume particolare rilievo per un territorio in cui la tutela del patrimonio agricolo, paesaggistico e turistico dipende in modo significativo dalla prevenzione degli incendi e dalla capacità delle infrastrutture di resistere agli effetti del cambiamento climatico.
Le classifiche sono state elaborate sulla base degli indici di pericolosità prodotti dai modelli Eoliann per lo scenario climatico RCP8.5 con orizzonte 2050. L’analisi riguarda il livello provinciale e non i singoli Comuni: le denominazioni Bari e Barletta-Andria-Trani indicano quindi l’intero territorio delle rispettive province. Per ciascun pericolo sono stati considerati diversi periodi di ritorno, rappresentativi di differenti probabilità di accadimento degli eventi. I risultati, precisa Eoliann, rappresentano valutazioni modellistiche comparative e non previsioni puntuali di singoli eventi né stime dirette dei danni attesi.
Il primo requisito previsto dalla direttiva Cer è la valutazione del rischio. Per i gestori delle infrastrutture critiche significa individuare quali asset siano più fragili, quali possano compromettere la continuità operativa e dove sia necessario intervenire per primi. In questo ambito si inserisce la piattaforma Airis, che integra dati satellitari, informazioni geospaziali, algoritmi di machine learning e modelli di rischio climatico. L’obiettivo è trasformare l’analisi del rischio in uno strumento di pianificazione, manutenzione e allocazione degli investimenti. Secondo Eoliann, il sistema è in grado di stimare probabilità, intensità e impatto fisico ed economico dei principali rischi climatici su asset e reti infrastrutturali, con copertura europea, scenari climatici fino al 2050 e previsioni ad alta risoluzione. La sfida, per la Puglia e per le province più esposte come Bari e Bat, sarà dunque tradurre questi dati in interventi concreti di prevenzione, manutenzione e resilienza, soprattutto in una fase in cui incendi, ondate di calore e altri eventi estremi stanno diventando sempre più frequenti e impattanti.