L’eco della brutale aggressione consumatasi nei giorni scorsi all’interno di parco Rossani, a Bari, continua a scuotere l’opinione pubblica locale e ad accendere un dibattito che supera i confini della pura cronaca nera. La vicenda della giovane donna di 26 anni, accerchiata e violentemente picchiata da un gruppo di persone nei pressi dei bagni pubblici, ha sollevato un’ondata di indignazione non solo per la ferocia delle lesioni al volto riportate, ma soprattutto per il desolante contesto di solitudine in cui è maturata. Secondo la denuncia della vittima, infatti, i soccorsi sono stati allertati da lei stessa nonostante la presenza nell’area di diversi passanti, rimasti a osservare la scena senza muovere un dito.
Su questo specifico cortocircuito sociale è intervenuta con fermezza Francesca Cafarella, Coordinatrice della Commissione Pari Opportunità dell’Ordine delle Psicologhe e degli Psicologi della Regione Puglia. “Le immagini e il racconto della giovane donna rappresentano una ferita profonda per tutta la comunità – spiega Cafarella –. A colpire è il senso di solitudine che emerge dal suo racconto. L’indifferenza può diventare una forma di partecipazione passiva, contribuendo a normalizzare la sopraffazione e a lasciare sole le vittime”. Secondo l’analisi dell’Ordine professionale, la risposta dello Stato non può esaurirsi nell’intervento successivo al trauma o nella mera sanzione giudiziaria, ma deve basarsi su un investimento culturale ed emotivo a lungo termine.
La psicologia clinica e sociale insegna che la violenza di genere è un fenomeno strutturale e multifattoriale. Per questa ragione, la dottoressa Cafarella individua nell’educazione sessuo-affettiva lo strumento principale di prevenzione primaria all’interno delle scuole e delle famiglie. Troppo spesso oggetto di fraintendimenti ideologici, questo percorso formativo punta in realtà a strutturare nei giovani le competenze socio-emotive di base: il riconoscimento delle emozioni proprie e altrui, la gestione nonviolenta dei conflitti di coppia, il rispetto rigoroso del consenso e la comprensione dei confini personali. I dati scientifici internazionali confermano che dove si applicano questi programmi si registra una netta riduzione degli stereotipi di genere.
L’appello finale dell’Ordine si rivolge direttamente alla cittadinanza barese, richiamando ciascun individuo al dovere del coraggio civile. Sebbene una comunità empatica non possa azzerare completamente il rischio statistico della criminalità urbana, essa rappresenta l’unico argine sicuro per azzerare l’isolamento di chi subisce un’ingiustizia. Difendere il diritto di una donna di attraversare un parco pubblico senza paura significa, per gli psicologi pugliesi, trasformare l’indignazione collettiva in una responsabilità condivisa, dove nessuno si rassegni a rimanere un semplice spettatore della sofferenza altrui.