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Coste sempre più fragili: la Puglia seconda regione italiana per eventi meteo estremi

Il report di Legambiente

Pubblicato da: redazione | Mer, 29 Luglio 2026 - 08:43
spiaggia devastata san girolamo

 La crisi climatica colpisce con crescente intensità le coste italiane e la Puglia è tra i territori maggiormente esposti. Secondo il nuovo rapporto Spiagge 2026 di Legambiente e dell’Osservatorio Città Clima, dal 2010 al 2026 sono stati registrati in Italia 1.073 eventi meteorologici estremi in 308 Comuni costieri, pari al 48% del totale. Allagamenti, trombe d’aria e mareggiate sono i fenomeni più frequenti; negli ultimi cinque anni le mareggiate sono aumentate del 550% e i danni causati dal vento dell’80%.

Il Mezzogiorno è l’area più colpita. Dopo la Sicilia, la Puglia è la seconda regione italiana con 136 eventi meteo-idro, 116 dei quali concentrati tra il 2015 e il 2026. Bari, con 44 episodi, è la seconda città costiera più colpita d’Italia dopo Genova; in 22 casi si è trattato di allagamenti provocati da piogge intense.

A questi dati si aggiunge il fenomeno dell’erosione. La Puglia conta circa 673 chilometri di costa bassa, il 14,1% della quale risulta interessato da processi erosivi. Inoltre, nel 2025 quasi 20 chilometri di costa bassa pugliese, pari al 6,5% dei tratti sabbiosi considerati, non sono rientrati nel monitoraggio ordinario delle acque di balneazione, soprattutto in corrispondenza di foci, torrenti e scarichi.

«La Puglia non può continuare a rincorrere le emergenze con interventi frammentati e opere rigide che spesso risolvono temporaneamente il problema in un punto, trasferendolo sul tratto di costa vicino – dichiara Daniela Salzedo, presidente di Legambiente Puglia – Chiediamo alla Regione di approvare un vero Piano regionale di adattamento delle coste, dotato di risorse certe e coordinato con la pianificazione paesaggistica, urbanistica e di bacino. La priorità deve essere la prevenzione, attraverso la ricostruzione delle dune, la tutela delle zone umide, la rinaturalizzazione delle foci e il recupero della permeabilità dei suoli».

Legambiente Puglia chiede di superare la gestione emergenziale e di privilegiare le soluzioni basate sulla natura rispetto alla realizzazione indiscriminata di scogliere, barriere e altri interventi rigidi. I ripascimenti devono essere preceduti da una valutazione complessiva delle dinamiche costiere e accompagnati dalla rinaturalizzazione dei corsi d’acqua e dalla tutela del naturale trasporto dei sedimenti.

Un altro tema centrale è quello della libera fruizione del mare. Legambiente Puglia propone di affrontare diversamente la questione: una percentuale formale non basta a rendere accessibili le spiagge libere e queste non possono essere relegate vicino a scarichi, foci, canali o in tratti marginali e difficilmente raggiungibili.

Allo stesso tempo, lo sviluppo turistico e le attività balneari rappresentano una componente importante dell’economia e dell’occupazione regionale. Per questo Legambiente Puglia chiede alla Regione di istituire un tavolo permanente di confronto sulla gestione delle coste, coinvolgendo Comuni costieri, operatori balneari e turistici, associazioni ambientaliste, rappresentanti dei cittadini, organizzazioni sindacali, università ed enti di ricerca.

Il tavolo dovrà individuare una soluzione equilibrata tra il diritto dei cittadini alla libera e gratuita fruizione del mare, la tutela degli ecosistemi costieri e la necessità di sostenere un’offerta turistica qualificata, innovativa e capace di generare buona occupazione. Dovrà inoltre definire criteri comuni per la distribuzione delle spiagge libere e in concessione, l’accessibilità universale, la qualità dei servizi, la tutela del lavoro e la trasparenza delle procedure.

«La contrapposizione tra mare libero e sviluppo turistico è sbagliata e non aiuta a costruire soluzioni – sottolinea Salzedo – Una costa tutelata, accessibile e ben gestita rappresenta la principale risorsa del turismo pugliese. Occorre garantire i diritti dei cittadini e, nello stesso tempo, accompagnare gli operatori verso un modello più sostenibile, fondato sulla qualità dei servizi, sulla destagionalizzazione e sul rispetto del paesaggio».

Anche le procedure per l’assegnazione delle concessioni dovranno premiare la sostenibilità ambientale, l’accessibilità, la qualità progettuale, la tutela del lavoro e l’utilizzo di strutture leggere e amovibili, superando la prevalenza dell’offerta economica. È inoltre necessario istituire un’anagrafe pubblica e aggiornata delle concessioni e avviare percorsi di co-programmazione con il Terzo settore, affinché le gare non si traducano nella semplice sostituzione dei gestori senza modificare il modello di utilizzo della costa.

Particolare attenzione deve essere riservata anche alla Posidonia spiaggiata, che non è un rifiuto ma una barriera naturale contro le mareggiate e la perdita di sabbia. La pulizia meccanica indiscriminata degli arenili può sottrarre sedimenti preziosi; occorrono invece piani comunali che ne favoriscano la permanenza o il riutilizzo nel sistema spiaggia-duna.

La Puglia dispone già di esperienze positive, come il piano di gestione del Parco regionale Isola di Sant’Andrea e Litorale di Punta Pizzo, a Gallipoli, dove palizzate naturali, percorsi attrezzati e interventi di stabilizzazione stanno contribuendo alla ricostituzione del sistema dunale. Nel Parco del Litorale di Ugento sono inoltre previsti interventi per rimuovere il cemento dalle sponde dei bacini e ripristinare habitat e vegetazione naturali.

«Proteggere la costa significa proteggere le comunità, il turismo e l’economia regionale – conclude la presidente di Legambiente Puglia – È il momento di costruire, attraverso un confronto serio e permanente, un modello capace di tenere insieme mare libero, tutela ambientale e sviluppo turistico sostenibile. La Puglia deve smettere di inseguire le emergenze e cominciare a programmare il futuro delle proprie coste».

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