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Crisi industriali e caporalato, Cgil Puglia chiede due tavoli permanenti alla Regione: “Dal Governo atteggiamento pilatesco”

L’appello della segretaria Gigia Bucci al presidente Decaro

Pubblicato da: redazione | Gio, 30 Luglio 2026 - 15:18

Due tavoli permanenti in Regione Puglia, uno sulle crisi industriali, l’altro sul contrasto allo sfruttamento del lavoro e al caporalato. È la richiesta avanzata dalla Cgil Puglia al presidente della Regione Antonio Decaro, in una fase che il sindacato definisce particolarmente delicata per il futuro produttivo e sociale del territorio. “Crediamo che su industria e contrasto allo sfruttamento del lavoro, a fronte dell’atteggiamento pilatesco del Governo, tocchi alla Regione attivare due tavoli permanenti di confronto con parti sociali e datoriali”, dichiara la segretaria generale della Cgil Puglia, Gigia Bucci.

Secondo la Cgil, la Puglia rischia di pagare “un prezzo altissimo” in termini di ricadute sociali a causa di politiche considerate “ingiuste e sbagliate”. Il sindacato chiede quindi alla Regione di assumere un ruolo di regia, provando a costruire strumenti di intervento e a incidere sulle scelte nazionali. Il primo fronte riguarda le emergenze industriali. Per la Cgil, la vicenda ex Ilva rappresenta il caso più evidente di una gestione nazionale giudicata insufficiente. “La vicenda ex Ilva è paradigmatica di un agire del Governo che non interviene nei processi decisionali, procrastinando e lasciando che la sorte di poli produttivi importantissimi per il Paese sia decisa da manager, giudici o dal tempo che trascorre”, sostiene il sindacato.

Nel mirino ci sono anche le vertenze Eni a Brindisi, Versalis e Natuzzi. Secondo la Cgil, manca una vera politica industriale, mentre si perdono pezzi di manifatturiero avanzato e lavoro qualificato. Sul siderurgico, il sindacato critica lo svuotamento di risorse da Dri Italia, società che avrebbe dovuto sostenere il preridotto di Taranto per una produzione di ferro senza carbone, con il dirottamento di un miliardo di euro inizialmente stanziato nel Pnrr. “Il Governo non solo si limita a fare il notaio delle crisi, come accaduto per Natuzzi, ma disinveste al Sud e in Puglia anche su infrastrutture materiali e immateriali, sul trasporto, riproponendo un’autonomia differenziata che avrà ricadute sulla qualità della vita di cittadine e cittadini”, afferma ancora la Cgil.

Il secondo tema riguarda il lavoro povero, il precariato, lo sfruttamento e il caporalato, fenomeni che, secondo il sindacato, non riguardano più soltanto il settore agricolo, pur restando l’agricoltura uno dei comparti più segnati da condizioni critiche. Su questo fronte la Cgil chiede un intervento diretto della Regione e richiama anche gli assessori Di Sciascio e Paolicelli, ai quali sarebbe già stata inviata da dieci giorni una richiesta ufficiale di convocazione, senza riscontro. “Allora diciamo a Decaro, come agli assessori Di Sciascio e Paolicelli, di aprire una grande vertenza lavoro in Puglia”, afferma Bucci.

Il sindacato collega l’appello anche a una data simbolica: i 15 anni dal primo grande sciopero dei braccianti migranti, che si tenne il 30 e 31 luglio 2011 a partire dalla Masseria Boncuri di Nardò. Una protesta nata contro le condizioni di sfruttamento e i salari da fame imposti dai caporali nella raccolta del pomodoro. Secondo la Cgil, oggi esistono strumenti per intervenire, a partire dalla legge 199 del 2016 contro il caporalato, ma serve una volontà politica condivisa. Il sindacato cita anche l’esempio della Toscana, dove la giunta regionale ha approvato una proposta di legge organica per promuovere lavoro regolare e di qualità, contrastare il caporalato e sostenere le imprese virtuose.

Tra le misure indicate ci sono il rafforzamento della Rete del lavoro agricolo di qualità, l’utilizzo degli indici di coerenza agricola, il ruolo dei Centri per l’impiego e la creazione di elenchi telematici di lavoratori disponibili all’assunzione nel settore agricolo, così da favorire un incontro trasparente tra domanda e offerta. Per la Cgil Puglia, queste azioni non sarebbero estranee all’attività della Regione, ma andrebbero messe a sistema. Da qui la proposta di un tavolo permanente non limitato a Regione, sindacati e imprese, ma aperto anche a Inps, Inail, organismi ispettivi, Asl e Prefetture. L’obiettivo, spiega il sindacato, è condividere banche dati e strumenti di intervento, costruendo un’azione coordinata di prevenzione e contrasto allo sfruttamento. “Un modo per sostenere un settore produttivo fondamentale, ma guardando alla coesione sociale e alla dignità dei lavoratori”, conclude Bucci. “Non perdiamo tempo, ogni giorno che passa a nostro avviso è un giorno perso”.

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