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BARI – Dopo le perquisizioni in azienda avvenute ieri, 18 febbraio, oggi il pm della Dda di Bari, Roberto Rossi, ha convocato e ascoltato come persona informata dei fatti il presidente dell’Amiu, Gianfranco Grandaliano.  Il dirigente è stato sentito nell’ambito dell’inchiesta che ha portato all’arresto di cinque persone, tra queste il boss Franco Diomede, per estorsione ai commercianti del quartiere Carrassi. Dagli accertamenti della squadra mobile, risulta che Diomede, dopo essere stato scarcerato, per otto mesi è stato dipendente dell’Amiu, prima di essere assunto da una cooperativa privata alla quale la municipalizzata ha affidato nel luglio 2014 il servizio di pulizia e gestione dei bagni pubblici. La polizia sta svolgendo le verifiche per capire come e perché Diomede è stato assunto dall’Amiu e messo a lavorare nel cuore del rione che ha tartassato con le richieste estorsive. Il pregiudicato, infatti, aveva un piccolo ufficio a pochi passi dalla Chiesa Russa. Il presidente Grandaliano, oggi pomeriggio, ha spiegato i passaggi di quell’assunzione finita sotto indagine. Diomede – ha detto Grandaliano al pm Rossi – era inizialmente un lavoratore assunto da un’azienda privata. A scadenza del contratto, nell’ottobre 2013, l’Amiu, con una apposita delibera del Comune che prevedeva una clausola sociale, ha assorbito tutti i lavoratori di quella ditta. Il servizio è stato poi affidato con gara, nel luglio 2014, ad un’altra cooperativa ancora che, sulla base della stessa clausola, ha dovuto assorbire nel proprio organico tutti i lavoratori. Tra questi anche Diomede che, secondo Grandaliano, l’Amiu e nemmeno la cooperativa avrebbe potuto escludere dall’elenco dei lavoratori.


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