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Presentati a noi e ai nostri lettori in poche parole, in pochi caratteri direbbe Twitter, usa insomma le prime che ti vengono in mente per definirti.

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Angelo Inglese: sarto, stilista, appassionato di moda, stile costume e sartoria.

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Ti senti un predestinato o quello che adesso stai facendo è frutto essenzialmente del caso?

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So perfettamente che la fortuna aiuta gli audaci, ma tante volte mi sento un predestinato. Il sacrificio, la dedizione e l’impegno profuso ogni giorno, mi rassicurano sempre più che i successi, il calore e simpatia da parte della gente, non sono frutto del caso e del fato.

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Dove e quando è cominciata la tua avventura?

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La nostra attività nasce nel 1955, a Ginosa, “terra delle Gravine“, a pochi chilometri da Matera, fondata da mio padre con i suoi fratelli, e la nonna che confezionava camicie. Il mio subentro, circa quindici anni fa, con un’unica idea: far apprezzare il prodotto tradizionale fatto a mano, ad un’utenza internazionale. Non la solita condotta aziendale mirata al solo fatturato, non il solito capannone con macchine industriali, ma il desiderio di creare un prodotto utilizzando esclusivamente macchine per cucire di una volta, ago e filo per le rifiniture e ricami. E’ molto noto l’aneddoto dell’ex premier, nostro abituale cliente, che in una occasione ha indossato una camicia folcloristica e di cattivo gusto la cui realizzazione mi era stata attribuita. La stampa giapponese, poi quella inglese, americana e italiana, puntarono il dito contro di me e quando mi difesi, paradossalmente ed involontariamente, diedi alle mie creazioni, tantissima notorietà. Iniziammo ad essere visitati da tanti clienti provenienti da ogni parte del mondo. Essi venivano a curiosare presso il nostro atelier per apprezzare la nostra arte nella realizzazione delle camicie.

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Raccontaci la tua missione, il tuo obiettivo finale, lo scopo che ti spinge a svegliarti e a fare quello che fai.

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La missione della nostra attività è quella di creare un prodotto tradizionale, pur distribuendo ai più prestigiosi rivenditori, rimane sempre una sartoria, quindi non riusciamo a realizzare grandi numeri, puntiamo essenzialmente alla qualità piuttosto che alla quantità.

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Apprezzare le nostre camicie significa non limitarsi all’acquisto di un capo di pregio, di eccellenza, bensì sposare una filosofia, un’emozione non quantificabile; non solo il risultato di componenti di costo e profitto, ma la somma di elementi impalpabili come la passione, la dedizione e l’amore per il  lavoro.

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La clientela estera ama tantissimo le nostre camicie, le bellezze del nostro piccolo paese, e lo stile di vita. Ma anche gli italiani stanno apprezzando il nostro progetto di “turismo sartoriale”.

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Il tuo legame con la tua terra d’origine. Quanto c’è di lei nelle creazioni alle quali dai vita, e soprattutto quanto c’è di lei in te?

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Non potrei vivere e svolgere la mia attività fuori dalla Puglia, ho ricevuto diverse offerte, anche allettanti, non ho mai accettato. Mi ispiro e creo guardando i colori, le sfumature e le peculiarità del territorio: il mare, gli ulivi, la pietra e i variopinti tramonti.

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Sei un fanatico del ”fast” o il tuo stile è più orientato verso lo ”slow”?

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Sicuramente la mia filosofia mi ha indotto a seguire tutto “slow”. Spesso abbiamo l’opportunità di incrementare la produzione, di aumentare i fatturati, ma il timore di compromettere la qualità e l’etica, non ci da accettare questa condizione.

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Chiudi gli occhi e visualizza un’istantanea in particolare, un momento, un attimo, una situazione nella quale hai pensato ”SI, ce la posso fare sul serio”.

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Non vorrei peccare di presunzione, ma ho sempre pensato di potercela fare, sono sempre stato un appassionato, un curioso, a volte anche un po’ visionario. Penso che con queste qualità sia molto facile regalare emozioni e far vivere esperienze diverse.

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Come tutti, presumo, avrai affrontato anche tu nel tuo ambito lavorativo momenti di scoramento, che ne so, con qualche collega, con un socio, o con l’opprimente e macchinoso titano della burocrazia. Come ne sei venuto fuori?

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I momenti spiacevoli e problematici, purtroppo capitano a tutti. Ne sono venuto fuori affrontandoli con grande tenacia e determinazione, non mollando mai, e facendo sempre affidamento sulla mia valorosa “squadra”.

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Woody Allen diceva che l’arte del cinema si ispira indubbiamente alla vita. La tua arte, invece, a cosa si ispira?

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La mia arte si ispira alla tradizione,  alla natura, al nostro ricco archivio di famiglia, ma anche al cinema e l’ambitissimo stile italiano.


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