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BARI – Ricostruire il flusso dei documenti falsi destinati a presunti jihadisti sospettati di aver scelto Bari come luogo di passaggio per entrare in Europa, è uno degli obiettivi dell’indagine della magistratura barese. Lo si apprende da fonti vicine agli ambienti giudiziari con riferimento agli ultimi accertamenti degli agenti della Digos e dei Carabinieri del Ros, coordinati dalla Dda, che nei giorni scorsi hanno portato in carcere tre persone, un iracheno e due inglesi di origini irachene, accusati di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e possesso di documenti falsi ma coinvolti in una più ampia indagine sul terrorismo internazionale di matrice islamica.\r\nGli inquirenti starebbero quindi cercando di individuare la centrale di fabbricazione e smistamento dei documenti falsi, secondo l’ipotesi investigativa che Bari sia un luogo di supporto logistico per foreign fighters. Dai primi accertamenti sembrerebbe che i documenti sarebbero prodotti in Italia e venduti da albanesi ed egiziani.\r\nDagli atti di un’altra indagine della Procura di Bari che nel dicembre scorso ha portato all’arresto di un altro iracheno, il 45enne Muhamad Majid, emerge infatti che fu proprio lui, Majid, a fornire all’iracheno arrestato a Bari nei giorni scorsi, il 38enne Ridha Shwan Jalal, un documento d’identità greco falso intestato a tale Panagiotis Stamatiou. “Ho chiamato il mio amico degli Emirati Arabi. – gli aveva detto Majid – Mi ha detto che mi manderà uno (un documento, ndr)”. Nei giorni scorsi Jalal ha detto agli investigatori baresi dopo l’arresto di essere un avvocato con passaporto della Repubblica Ceca (anche questo risultato falso). Alcuni mesi fa, stando alle indagini dell’Antimafia, si era però spacciato per un medico greco che stava facendo uno stage nell’ospedale di Matera, fatto che è risultato del tutto inventato. Le false identità, quindi, sarebbero la strategia con cui questi soggetti tenterebbero di muoversi in Europa, facendo poi perdere le proprie tracce. La cellula terroristica alla quale Jalal sembrerebbe legato è quella di ‘Ansar Al Islam’, di cui già precedenti indagini della Procura di Milano hanno ricostruito l’attività di “impiego di falsi documenti di identità”.


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