L’incertezza e il dolore segnano i giorni della famiglia di Domenico Racanati, l’uomo di 53 anni di cui non si hanno più notizie dallo scorso 2 aprile, quando il ponte sul Trigno è crollato nella zona di Montenero di Bisaccia, in provincia di Campobasso. Da quel momento, le operazioni di ricerca non hanno restituito risposte concrete, lasciando i parenti in una condizione di attesa che si fa ogni ora più difficile da sostenere. La vicenda, che ha colpito profondamente l’opinione pubblica locale, vede ora un nuovo e accorato intervento da parte dei familiari, che chiedono chiarezza sulle dinamiche dell’incidente e sulla gestione delle attività sul campo.
Angelica, la figlia di Domenico, ha affidato ai social network un lungo sfogo in cui ripercorre il dramma vissuto dalla sua famiglia e pone interrogativi diretti sulle responsabilità e sull’efficacia degli interventi messi in atto finora. Nel post pubblicato su Facebook, la giovane scrive: “Il 2 aprile non è crollato soltanto un ponte. Quel giorno sono CROLLATE VITE, SOGNI E CERTEZZE. È crollata la nostra famiglia. In un attimo mio padre è scomparso, inghiottito dalle macerie insieme a tutto ciò che eravamo, lasciandoci in un abisso di dolore che nessuna parola potrà mai descrivere. Da allora il tempo per noi si è fermato. Mentre il mondo continua a correre, noi siamo rimasti prigionieri di un’attesa crudele, fatta di silenzi assordanti, promesse mai mantenute e speranze che ogni giorno si spezzano ancora. Ad oggi, le ricerche non hanno portato a nessun risultato concreto. E noi continuiamo a vivere intrappolati in questo incubo senza fine, sospesi tra la speranza di riabbracciarlo almeno un’ultima volta e la disperazione di chi non ha risposte, costretti ogni giorno a porci sempre le stesse domande. -Cosa si poteva fare per evitare questa tragedia? -Chi avrebbe dovuto occuparsi della manutenzione di quel ponte? -I lavori sono stati davvero eseguiti come dovevano? -I controlli sono stati fatti con serietà? E soprattutto: ad OGGI, come si sta realmente procedendo? Perché da ciò che vediamo sul posto non sembra che qualcuno si stia davvero adoperando con la forza, l’urgenza e il rispetto che una tragedia simile richiede. Le ricerche stanno andando avanti davvero o ci si sta limitando a far credere che qualcosa si muova? -Le parole che ci sono state date sono state mantenute davvero, oppure erano solo l’ennesimo modo per prendere tempo? Noi chiediamo VERITÀ. Chiediamo RISPETTO. Chiediamo che mio padre non venga dimenticato e che la sua scomparsa non venga sepolta sotto montagne di burocrazia, scaricabarile e indifferenza istituzionale. Dietro ogni pratica, dietro ogni comunicato, dietro ogni ritardo, ci sono esseri umani distrutti dal dolore. Ci siamo noi, una famiglia spezzata, che ogni giorno convive con l’assenza, con il vuoto, con il peso insopportabile di non avere risposte. Alle istituzioni diciamo basta. Basta rinvii. Basta silenzi. Basta promesse pronunciate davanti alle telecamere e dimenticate subito dopo. Pretendiamo trasparenza, responsabilità e azioni concrete. Per mio padre. Per la dignità della nostra famiglia. Perché nessun’altra famiglia debba conoscere un dolore simile. Non ci fermeremo finché non avremo la verità”.