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BARI – “Che cosa significa essere fotografa? Significa spogliarsi di tutte quelle che sono le nostre idee preconcette e andare in cerca… non della verità, la verità non esiste. È andare in cerca di qualcosa di molto più profondo della verità, qualcosa di assolutamente nascosto… e la fotografia, come tutto ciò che è icona, lo rivela”. Questa la sintesi della poetica della fotografa e documentarista Cecilia Mangini, signora indiscussa del reportage fotografico italiano a cui è stato reso omaggio durante il Bif&st, con una mostra nell’Ex Palazzo delle Poste nel centro di Bari. L’avventura artistica e storica della Mangini inizia nel 1952 in Sicilia fino al culmine nel 1965, anno in cui realizza il suo reportage più lungo nel Vietnam sconvolto dalla guerra, concepito con il compagno di vita e di lavoro Lino Del Fra.\r\n\r\nIl suo occhio in bianco e nero fissa sulla pellicola la quotidianità sofferta della gente del Sud, sempre attento a rendere il divario tra tradizione e modernità, tra sofferenza e consumismo, come nella celebre serie fotografica realizzata durante la Fiera del Levante a Bari nel 1960. Tra le fotografie esposte all’Ex Palazzo delle Poste, i volti della Firenze popolare che fanno da backstage al documentario Firenze di Pratolini, di cui Cecilia Mangini è sceneggiatrice e regista.\r\n\r\nSono esposte anche le fotografie realizzate per il backstage del film di Jules Dassin, La Legge, realizzate a Carpino nel 1958, a proposito delle quali la Mangini ricorda: “Approdare a Carpino era conquista: fino a Rodi Garganico si arrivava da Foggia con una ferrovia privata a scartamento ridotto, vagoni targati 1910, la locomotiva era a carbone. Poi ci si affidava a un’asmatica corriera, viaggiando insieme a polli, tacchini e mamme assediate da decine di bambini a piedi nudi”. Un piccolo grande privilegio per il pubblico barese è l’esposizione, in molti casi inedita, di una serie di ritratti realizzati dalla regista che raccontano la storia del cinema e della cultura internazionale: da Pierpaolo Pasolini a Alberto Moravia, da Federico Fellini a Carlo Levi, da Charlie Chaplin a Indro Montanelli.\r\n\r\nUna nota di merito all’allestimento della mostra curata da Carlo Pisanelli e Claudio Domini che sfrutta al meglio le potenzialità dell’Ex Palazzo delle Poste: alla maestosità della cupola risponde la leggerezza delle opere appese a un filo, dando vita a un’esposizione coinvolgente e emozionante.


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