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BARI –  È un male insidioso che non lascia speranza.  È il mesotelioma pleurico, il tumore provocato dalle particelle di amianto. Bari ha pagato un durissimo prezzo, con minimo 350 vittime accertate anche se c’è chi parla di oltre 600 morti. E lo ha pagato a causa di una fabbrica, la Fibronit, fondata nel 1935 e attiva per 50 anni nel cuore della città. A perdere la vita non solo operai, ma anche residenti di Japigia, Madonnella che hanno respirato per anni le fibre letali nell’atmosfera.\r\n\r\nMa non c’è solo la fabbrica della morte: molti rifiuti di quell’industria per anni sono stati gettati in mare e lungo il tratto di costa che oggi chiamiamo Torre Quetta, così come materiali in amianto sono stati trovati ad esempio nel sottosuolo durante la bonifica del gasometro o in vecchie aziende della zona industriale.\r\n\r\nFibronit e la bonifica infinita\r\n\r\nÈ il 2005: l’allora sindaco Michele Emiliano, affiancato dall’ex assessore all’Ambiente, Maria Maugeri (ora consigliere comunale) ha dato il via ai lavori di bonifica della Fibronit che si sono conclusi nel 2007. Rimossi 900mila chili di amianto e per la prima volta, per poche ore, sono stati aperti alla cittadinanza i cancelli dell’ex fabbrica della morte.\r\n\r\nMa la bonifica non è completa. Bisogna procedere a quella definitiva, per la quale la Regione ha stanziato 11 milioni di euro. Il progetto prevede in 750 giorni la demolizione dei capannoni, le macerie frantumate, i vani interrati “tombati”.  Nel maggio 2013 l’amministrazione Emiliano ha bandito una seconda gara per la bonifica permanente. Nel luglio del 2014 si è giunti alla prima aggiudicazione e da allora si sono susseguiti diversi ricorsi che hanno rallentato una delle opere più importanti per la città di Bari. A distanza di un anno e mezzo il Comune, guidato dal sindaco Antonio Decaro, ha proceduto all’aggiudicazione definitiva. Il contratto è stato firmato ed il cantiere sarà aperto entro l’autunno. “Noi vigileremo – spiega Nicola Brescia, presidente del comitato cittadino Fibronit – abbiamo chiesto una serie di rassicurazioni al Comune in merito allo svolgimento di questi lavori. Presto organizzeremo anche un’assemblea pubblica”.  Il passo successivo a questa seconda bonifica sarà la realizzazione del parco di dieci ettari dedicato alle vittime dell’amianto.\r\n\r\nTorre Quetta e gli altri siti\r\n\r\nL’amianto che era presente a Torre Quetta proveniva in gran parte dalla Fibronit: ogni sabato tra gli anni ’60 e ’70 un furgoncino entrava nello stabilimento per raccogliere rifiuti e portarli in una piccola insenatura a sud della città. Lì dove fu realizzata una spiaggia dall’ex amministrazione guidata da Simeone Di Cagno Abbrescia. Il Comune, tra il 2001 e il 2004, fece rimuovere 11 tonnellate di manufatti con sostanze pericolose, ma il lido continuò ad essere inquinato. E fu sequestrato il primo maggio del 2004. Partì una grande operazione di bonifica, sotto l’amministrazione guidata da Michele Emiliano, che portò nel 2010 alla riapertura della spiaggia.\r\n\r\nDell’amianto è stato trovato anche durante i lavori di bonifica di un’altra bomba ecologica, il Gasometro di corso Mazzini, così come continui rifiuti di questo letale materiale vengono rinvenuti in vecchie fabbriche distribuite nella  zona industriale.


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