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Recentemente una maestra di un asilo nido comunale di Roma è stata arrestata con l’accusa di maltrattamenti aggravati e altre due educatrici dello stesso istituto sono state sospese. È impossibile rimanere impassibili di fronte a queste drammatiche notizie. Diventa sempre più difficile per i genitori decidere di affidare i loro figli a figure estranee ed esterne al contesto familiare. Per fortuna però bisogna tenere presente che questi sono casi isolati e che affidare un bambino alle cure di un nido non è obbligatoriamente una scelta sbagliata.\r\n\r\nDiversi studi hanno cercato di esaminare quali sono i vantaggi e gli svantaggi dati dall’ingresso al nido. Molti di questi sottolineano l’influenza positiva dell’inserimento: per esempio i bambini possono sviluppare una maggiore capacità di gioco e di interazione con i pari. Inoltre potranno sperimentare un ingresso nella scuola dell’infanzia meno problematico in quanto avranno già sviluppato le competenze necessarie che consentiranno loro di affrontare al meglio l’allontanamento (temporaneo) dal caregiver e lo sviluppo di maggiori capacità di socializzazione. Un altro filone di studi ha dato dei risultati contrastanti con quelli appena esposti evidenziando la presenza di deficit cognitivi e affettivi in bambini istituzionalizzati precocemente.\r\n\r\nLa diversità dei risultati è attribuibile al fatto che quando si analizzano queste situazioni sociali bisogna tenere in considerazione diversi aspetti: l’individuo, l’ambiente e l’interazione tra i due. In questo caso specifico un fattore da prendere in analisi è la qualità delle strutture: è stato visto che la tipologia del servizio, di attività, di giochi e gli standard di qualità raggiunti dall’ambiente educativo hanno una forte influenza positiva sulla permanenza del bambino. All’interno delle variabili “qualità del sevizio” rientra soprattutto la stabilità delle figure educative.  Sin dalla loro nascita infatti i bambini sviluppano un legame di attaccamento con le figure di riferimento e può essere difficile allontanarsi da queste e lasciarsi accudire da figure esterne. Per questo motivo è fondamentale che la figura della stessa educatrice sia stabile non solo nel corso della giornata ma anche nell’interno ciclo di frequenza del bambino, in quanto lei non è solo un’insegnante che stimola il bambino nel raggiungimento delle diverse tappe dello sviluppo, ma svolge tutte le funzioni di accudimento, di sostegno fisico, emotivo e psicologico, che la rendono molto simile alla figura materna. Per raggiungere questo risultato è importante che l’inserimento sia graduale: all’inizio il bambino potrà esplorare il nuovo ambiente in presenza dei genitori e successivamente il genitore inizierà a lasciare il bimbo da solo per un tempo sempre più lungo. Questo è utile non solo al bambino ma anche all’educatrice che potrà imparare a conoscere il bambino, le sue abitudini e le sue caratteristiche favorendo la costruzione di un rapporto positivo. È altresì importante che l’educatrice sia sensibile e responsiva ai segnali del bambino, moderando la sua capacità di interazione alle caratteristiche individuali del bambino. Per fare questo è necessaria sia una struttura che lo permetta, sia un rapporto numerico educatore-bambino che permetta di seguire al meglio tutti i piccoli.  In Italia la normativa di riferimento prevede che i bambini vengano divisi in piccoli gruppi da 6 (quando sono lattanti) o da 8 ( dai 15 mesi in su) e affidati ad una educatrice di riferimento che dovrà favorire tutte le attività di esplorazione e gioco del bambino favorendo la conoscenza dell’ambiente fisico e sociale.  Tra i fattori predittivi di un buon inserimento rientrano certamente anche il temperamento e le competenze sociali del piccolo, unite alla qualità dell’ambiente familiare di appartenenza.\r\n\r\nQuando il bambino esce dalla protezione del nucleo familiare inizia a costruire una serie di relazioni molto importanti con tutte quelle figure che per lui saranno costanti. Questo non significa “spezzare” il legame con la mamma o il papà, anzi, più è sicura e stabile la relazione con i propri caregiver, più il bambino riuscirà a fidarsi di altre figure costanti, utilizzandole come ulteriori basi sicure, che permetteranno una serena e temporanea lontananza dalla mamma.


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