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BARI – Le 13 inchieste in corso dell’Antimafia barese (Dda) sul terrorismo di matrice islamica sono il segnale che anche a Bari è suonato il campanello di allarme. Il dato è emerso sabato 30 gennaio durante l’inaugurazione dell’anno giudiziario, è stato il presidente della Corte di appello di Bari, Gianfranco Castellaneta, a soffermarsi sul problema: “L’ubicazione geografica del territorio di competenza – si legge nella relazione – con porti e aeroporti e prossimità all’area balcanica ed aree orientali, espone il territorio ai rischi connessi al flusso di persone che da quelle parti provengono”. E’ stato ormai accertato il passaggio di foreign fighters, combattenti destinati al fronte siriano, attraverso la Puglia. Basta ricordare che dal porto di Bari passò anche Abdeslam Salah, ricercato per il massacro di Parigi del 13 novembre scorso. Durante la cerimonia d’inaugurazione dell’anno giudiziario, il terrorismo non phone spying free è stato l’unico tema toccato. La Puglia ha un altro triste  primato: è la  prima nel Sud per il numero di infortuni mortali sul lavoro con 33 morti bianche nel periodo luglio 2014-giugno 2015 rispetto ai 27 decessi dell’anno precedente, dei quali 21 nella sola provincia di Bari. “L’incremento – evidenzia la relazione di Castellaneta – costituisce un segnale preoccupante di una perdurante inadeguatezza delle misure preventive di sicurezza, con conseguente esposizione a rischio dell’incolumità dei lavoratori”. Non solo sicurezza ma anche lavoro nero e caporalato. Il procuratore generale Annamaria Tosto ha sottolineato la necessità di “interventi contro il lavoro nero, soprattutto nei campi dove vengono impiegati migranti spesso confinati in veri e propri ghetti dove migliaia di persone vivono in violazione di qualsiasi principio di umanità e convivenza civile”. Il riferimento torna nelle parole del rappresentante del Csm, Paola Balducci, e – a margine della cerimonia – del presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, che ha parlato di “vergogna dei ghetti”, annunciando nel prossimo bilancio regionale un “consistente stanziamento di fondi per la lotta al caporalato” oltre a “misure per la chiusura dei ghetti”.


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