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Mia madre è troppo apprensiva.\r\n\r\nMia madre è poco presente.\r\n\r\nMia madre è troppo invadente.\r\n\r\nNon tutti siamo state o saremo delle mamme, ma tutti noi siamo dei figli e tutti noi in un modo o nell’altro abbiamo giudicato lo stile genitoriale delle nostre mamme. Dimentichiamo però un piccolo particolare: anche le nostre mamme sono figlie e anche le nostre mamme sono donne!\r\n\r\nQuando si è piccoli si utilizza la mamma come base sicura: la mamma c’è e ci sarà sempre. Alla nascita tutti noi abbiamo un’innata tendenza a richiedere la vicinanza di un adulto, con una serie di comportamenti innati che ci permettono di richiamare e tenere vicini i genitori: il pianto e il sorriso negli uomini, il seguire e l’acchiapparsi negli animali. Quando un lattante ha fame cercherà il seno della mamma. Quando un bambino nel corso dell’infanzia esplorerà il mondo esterno cercherà lo sguardo rassicurante della sua mamma e la mamma sarà felice di darsi in tutto ai propri figli. Per rendere efficace il benessere e la sopravvivenza dei loro piccoli, i genitori mammiferi, le mamme in particolare, sono fornite di una motivazione innata alla cura dei figli che includono nutrimento, protezione e termoregolazione.\r\n\r\nParliamo quindi di comportamenti innati, naturali, che coinvolgono due o più persone. Eppure siamo abituati a giudicare solo le mamme, ad “incolpare” le mamme, cercando di studiare e capire solo l’influenza che le mamme possono avere sulla vita dei propri figli, sottovalutando il ruolo dei figli all’interno della relazione.\r\n\r\nIl figlio, tuttavia, ha un ruolo importante sin dalla nascita: un bambino forte, che si attacca facilmente al seno, facilita la nutrizione da parte della mamma, facendo si che essa si percepisca soddisfatta e positiva; al contrario un bambino che perde facilmente il capezzolo e che ha difficoltà di suzione può rendere difficoltoso l’allattamento, generando un sentimento di colpa, tristezza e frustrazione nella mamma.\r\n\r\nNell’occasione della festa della mamma sarebbe bello riflettere su questo: la relazione madre-bambino non è una relazione univoca, a senso unico, ma è una INTERAZIONE e tutti i figli hanno un ruolo principale in questa interazione.\r\n\r\nPer quanto l’essere mamma possa essere una predisposizione naturale, il ruolo di mamma si sviluppa nella società, ed è stato visto che anche la concezione di “buona madre” varia in base alle culture: ad esempio per le mamme svedesi una “buona madre” è colei che considera anche altri aspetti della sua vita e integra il ruolo di mamma nel suo essere donna. In Italia invece siamo ancorati ad una visione della famiglia e della società piuttosto tradizionale: sebbene circa la metà delle donne lavorano siamo abituati a pensare alla famiglia composta dal padre lavoratore e dalla mamma casalinga. È, questo, uno dei principali motivi che portano ad “accusare” le donne lavoratrici di non svolgere al meglio il ruolo materno con conseguenze negative sui propri figli.\r\n\r\nEppure non è proprio così. Ci sono delle buone notizie per tutte quelle donne che riescono a portare avanti un’attività lavorativa pur mantenendo una principale funzione all’interno della propria famiglia: uno studio della Harvard Business School dimostra i benefici a lungo termine di cui giovano i figli con mamme lavoratrici. I figli maschi per esempio, possono sviluppare più empatia e maggiore propensione alla cura degli altri e da grandi tendono a sposare una donna lavoratrice, sono confortevoli con le loro mogli e molto più disposti a condividere le faccende domestiche e le responsabilità genitoriali.\r\n\r\nLe madri che lavorano sono inoltre grandi modelli di ruolo per i loro figli: è meraviglioso per una figlia vedere che ha altre opzioni oltre sposarsi e stare a casa con i suoi figli. Ed è un bene per un figlio vedere che le donne adulte possono avere vita di successo al di fuori della casa ed essere comunque dei buoni genitori. Tra l’altro le famiglie con entrambi i genitori lavoratori hanno meno incertezza economica: se dovesse venir meno un lavoro c’è sempre quello del coniuge.\r\n\r\nDa non sottovalutare il fatto che le mamme, lavorando, contribuiscono a migliorare la qualità di studio dei loro figli. Ci sono studi che dimostrano che i bambini di mamme che lavorano hanno un miglior rendimento a scuola, sia scolastico che comportamentale.\r\n\r\nI bambini di mamme che lavorano inoltre sono più indipendenti, devono esserlo, perché devono saper badare a se stessi finché mamma torna e, quando la mamma torna, parteciperanno con lei alle faccende domestiche come cucinare, apparecchiare, fare il bucato, sviluppando maggiore indipendenza.\r\n\r\nQuindi figli. Non accusiamo le mamme di essere “troppo presenti” o “troppo assenti”. Non viviamo in un mondo perfetto che ci consegna la ricetta ottimale per vivere una vita perfetta. Tutti cerchiamo di dare il meglio. Le nostre mamme lo fanno di certo, a casa e a lavoro. Non dobbiamo permettere loro di sentirsi in colpa se, oltre che impegnarsi nello sviluppo della nostra identità, continuano a dare importanza alla loro persona e alla loro identità.\r\n\r\nLa donna può diventare mamma, ma non è detto che una condizione escluda l’altra!\r\n\r\nAuguri mamme!\r\n\r\n 


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