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L’intervento del parlamentare dei conservatori sul Teatro barese dopo le recenti polemiche e le possibili vertenze di lavoratori assunti con contratti negli anni passati

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Sulla vicenda delle assunzioni senza concorso pubblico al Petruzzelli e che oggi potrebbero mettere in ginocchio il Teatro barese, sembra che si aspetti sempre Godot, mentre si assiste ad un inaccettabile rimpallo di responsabilità sulla situazione in cui versa la Fondazione. Sulla questione stiamo depositando una interrogazione urgente ai ministri competenti.

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Non è da oggi che denunciamo l’uso del Teatro come una specie di bancomat elettorale e troviamo singolare che chi è stato sindaco di Bari per dieci anni e in tale veste poi abbia assunto l’incarico di presidente della Fondazione faccia Alice nel Paese delle Meraviglie e non abbia altro da dire oggi se non che il Ministero non dava il consenso per i concorsi.

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Circostanza contraddetta dall’ex sovrintendente Fuortes, ma soprattutto da chi, come il dirigente del Mibac, Salvo Nastasi, ha avuto contezza diretta dei fatti per il ruolo che ricopriva all’epoca e che ha sottolineato, in recenti dichiarazioni, che “per far funzionare il Teatro e assumere personale, bisognava per legge fare i concorsi. Invece, per evitarlo e rinviare il problema, si ricorse a contratti a tempo determinato, che non dovevano essere autorizzati, rinnovati più e più volte. Una scelta di Michele Emiliano e del sovrintendente dell’epoca che, ovviamente, ha illuso i lavoratori e creato forti aspettative, oltre che indebolito la Fondazione nella difesa in seguito delle sue posizioni”.

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Parole che sono pietre, e non certo lanciate da quei gufi della minoranza di centrodestra che già nel 2008 accendevano i riflettori sull’uso improprio del Teatro e sulla presunta Parentopoli, chiedeva al ministro Fornero l’apertura di un tavolo interministeriale sul lavoro precario, scriveva alla segretaria della Cgil, Camusso, interrogava i ministri dei Beni culturali e dell’Interno sui provvedimenti da adottare per il ripristino della legalità e, con un emendamento al ddl 2150, sosteneva la deroga al blocco delle assunzioni, procedure concorsuali ad evidenza pubblica e previsione della relativa copertura finanziaria per l’adeguamento dell’organico. E’ il momento non più rinviabile della verità

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