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\r\n\r\nBARI – Se Totò fosse ancora in vita avrebbe potuto trasformare la storia di un imprenditore malese che sparisce nel nulla, lasciando un conto da pagare, in uno dei suoi film indimenticabili. Noi la raccontiamo, limitandoci ai fatti, come siamo abituati a fare. Lo scorso 8 aprile Datò Noordin Ahmad annuncio’ di aver firmato un preliminare di acquisto del 50 per cento delle azioni del Bari calcio (quote all’epoca detenute da Gianluca Paparesta, ormai ex presidente). Ci ha messo poco l’imprenditore malese a diventare un mito per tifosi e non, pronti a vestire la nuova maglia in onore di chi stava salvando la squadra dal fallimento. E Noordin – in versione “turco napoletano” – a Bari arriva davvero. E’ il 13 aprile e il magnate, accompagnato dalla consulente Grazia Iannarelli, dopo un incontro “illuminante” (o forse no) con il Papa, arriva nel capoluogo pugliese. Agenda fitta di impegni per l’imprenditore: prima la cena con Paparesta, poi gli incontri istituzionali. Il sindaco in primis: porte aperte a Palazzo di città per il “salvatore”. “Voglio investire completamente sul Bari”, dichiara il malese. Entusiasmo alle stelle. Strette di mano e doni per lui. Decaro gli regala la caravella – che come le chiavi della città, non si nega a nessuno – e due pubblicazioni. Sarebbe bastato questo a dimostrare quanto i baresi – rappresentati dal primo cittadino – sanno essere ospitali. E invece no.\r\n\r\n \r\n\r\nDecaro – il giorno seguente – decide di aprire il palazzo della ex Provincia (“perché la squadra di calcio è di tutti i cittadini dell’area metropolitana”) per la conferenza stampa del “nulla”, considerando che Noordin – quel 14 aprile – non aveva ancora acquistato un bel nulla, come dimostreranno i fatti successivamente. Con in mano solo un contratto preliminare (firmato sei giorni prima) promette sogni – notoriamente gratuiti – accompagnato da cori da stadio. Ciò che invece non è stata gratuita è l’accoglienza nel palazzo di via Spalato: gli uffici della ex Provincia (attuale sede della città metropolitana di Bari) hanno infatti calcolato una spesa presunta di 1.500 euro (c’è una delibera che lo conferma) per due ore di conferenza. Settecentocinquanta euro all’ora per la pulizia straordinaria degli ambienti istituzionali e per noleggiare gli impianti audio. Ciò che ne è stato delle promesse di Datò è ormai storia nota, il conto invece sarà pagato con denaro pubblico. “E io pago”, avrebbe detto Totò.


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