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BARI – Continua l’importazione massiccia di grano dall’estero. A denunciarlo è Coldiretti, la federazione dei coltivatori sostiene che per realizzare i prodotti farinacei in Puglia viene utilizzato grano proveniente dall’Ucraina e dalla Turchia. “Anche oggi ci sono due navi nel porto di Bari che stanno scaricando 60 mila tonnellate di grano”, dichiara Gianni Cantele, presidente di Coldiretti Puglia. I quantitativi importati dall’Ucraina sono più che quadruplicati nel 2015, per un totale di oltre 600 milioni di chili, mentre in Turchia sono più che raddoppiati, per un totale di circa 50 milioni di chili.\r\n\r\n\r\nA pagarne le conseguenze sono i coltivatori locali: “Dal grano al pane – denuncia Coldiretti – i prezzi aumentano del 1.450%, con il grano che oggi è pagato come trenta anni fa su livelli al di sotto dei costi di produzione attuali. Lo stesso vale per la forbice dei prezzi che cresce del 400% dal grano duro alla pasta”.\r\n\r\nLa gran parte dei transiti e scarichi avvengono nel porto di Bari e si tratta di cifre importanti. Secondo la stima di Coldiretti, infatti, l’Italia nel 2015 ha importato circa 4,8 milioni di tonnellate di frumento tenero, che coprono circa la metà del fabbisogno essenzialmente per la produzione di pane e biscotti, mentre sono 2,3 milioni di tonnellate di grano duro che arrivano dall’estero. Quantità che copre circa il 40% del fabbisogno per la produzione della pasta.\r\n\r\nQuesto export selvaggio di prodotti cerealicoli stranieri non va giù Gianni Cantele, presidente di Coldiretti Puglia. “Sta continuando inarrestabile l’import di grano dall’estero – spiega- purtroppo quando la Puglia è in piena campagna cerealicola. Anche oggi ci sono due navi nel porto di Bari che stanno scaricando 60 mila tonnellate di grano. Il prezzo del grano locale alla borsa merci continua a scendere, a dimostrazione di quanto le flessioni dei prezzi siano strettamente collegate all’invasione di prodotto estero”.\r\n\r\nIl prossimo passo, a suo dire, per fermare questa invasione è ripristinare la fiducia dei consumatori, attraverso campagne che li coinvolgano in politiche di sicurezza alimentare, garantendo il monitoraggio e la trasparenza in tutta la filiera alimentare e il maggior grado possibile di riconoscibilità delle caratteristiche essenziali dei prodotti. “Solo così – spiega – si potrà consentire loro di effettuare delle scelte di acquisto pienamente consapevoli, avendo loro la totale conoscenza di ciò che mangiano”.


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