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La nota sulla vicenda Petruzzelli del sen. d’Ambrosio Lettieri (CoR): le dimissioni Carofiglio pongono chiaro problema politico

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“Non c’è che dire: quella della presidenza della Fondazione Petruzzelli oggi è una poltrona che scotta per la sinistra barese dopo anni di razzie come fosse stata roba loro.

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Le dimissioni di Gianrico Carofiglio dalla presidenza della Fondazione Petruzzelli non arrivano certo come un fulmine a ciel sereno e sono la ciliegina sulla torta del disastro morale, culturale, politico ed economico in cui si sono particolarmente distinte le due anime della sinistra nostrana. L’antirenziano Michele Emiliano oggi presidente della Regione, ieri sindaco di Bari e in tale veste anche ex presidente della Fondazione negli anni d’oro delle assunzioni a chiamata diretta, da una parte. E, dall’altra, il renziano Antonio Decaro, attuale sindaco di Bari che, a quanto pare, assumerà solo per poche ore la presidenza della Fondazione che cede molto volentieri a un tecnico. Quello che dovrà affrontare, al posto loro, le conseguenze dei disastri di un Teatro usato e abusato alla stregua di un bancomat elettorale. Come se non vi fosse un sovrintendente.

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Paradossalmente, è proprio Carofiglio, chiedendo alla politica e, in sostanza, a Decaro ed Emiliano di assumersi le loro responsabilità – adesso che la patata bollente delle assunzioni preannuncia un settembre nero e la magistratura ha acceso i fari – a scoperchiare la pentola in cui bollono non solo licenziamenti e vertenze del Petruzzelli, ma l’intera politica culturale della città. Senza capo né coda, senza una visione, legata mani e piedi alle catene del clientelismo.

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Sulla vicenda delle assunzioni senza concorso pubblico al Petruzzelli e che oggi potrebbero mettere in ginocchio il Teatro barese, anzi già lo stanno facendo, abbiamo detto tutto, da tempo. In tutte le sedi.

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Già nel 2008 accendevamo i riflettori sull’uso improprio del Teatro e sulla presunta Parentopoli, chiedendo al ministro Fornero l’apertura di un tavolo interministeriale sul lavoro precario, scrivendo alla segretaria della Cgil, Camusso, interrogando i ministri dei Beni culturali e dell’Interno sui provvedimenti da adottare per il ripristino della legalità e, con un emendamento al ddl 2150, sostenendo deroga al blocco delle assunzioni, procedure concorsuali ad evidenza pubblica e previsione della relativa copertura finanziaria per l’adeguamento dell’organico.

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Adesso c’è anche il rischio che si apra un altro fronte, a livello nazionale: quello relativo allo strumento giuridico della Fondazione e alla sua sussistenza, rispetto alle note vicende e alla situazione economica. E non è poco”.

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