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Recentemente un negoziante è stato accusato di spiare le clienti del suo negozio mentre provavano gli abiti nel camerino.\r\nQuesto tipo di comportamento riconduce al termine parafilia, ossia una serie di comportamenti sessuali che sono “inconsueti”, degli interessi diversi dalla stimolazione genitale con il proprio partner o comunque con persone “fenotipicamente normali”.\r\nLe parafilie possono consistere in particolari “preferenze” sessuali, ma possono anche evolversi in disturbo, nel momento in cui causano un disagio nell’individuo con tali comportamenti o arrecano dei danni ad individui convolti nella soddisfazione di questi desideri.\r\nEsistono diversi tipi di parafilie, che possono portare a diversi tipi di disturbi.\r\nNel caso del negoziante parleremo di voyeurismo, quando l’eccitazione sessuale è data dal guardare, dallo spiare persone nude, persone che si stanno spogliando o persone coinvolte in un atto sessuale, inconsapevoli di essere guardate.\r\nChi ha questo tipo di preferenze può esserne consapevole, ma può anche negare il tutto. Infatti gli individui possono, consapevolmente o inconsapevolmente, negare questo loro comportamento, dire che “è capitato” di rado o nel passato, ma che non è una cosa di loro interesse. Questo può essere dovuto al disagio che c’è nell’ammettere anche a se stessi le loro fantasie o i loro desideri, ma non significa che non ci sia un disturbo. Così come nel momento in cui il soggetto si rende conto che questo comportamento sessuale causa dei problemi alla sua vita o alla vita delle altre persone è probabile che non si tratti più di una semplice preferenza, ma che ci sia un vero e proprio disturbo voyeuristico.\r\nSe il voyeurismo è il piacere nel guardare, tra i disturbi parafilici rientra anche il piacere nell’essere guardati, vale a dire il disturbo esibizionistico: l’eccitazione sessuale data dall’esibire i propri genitali ad una persona non consenziente o inconsapevole. Il problema maggiore insorge quando “l’inconsapevole osservatore” è un bambino, con il forte rischio che non ci si fermi alla già grave esposizione, ma si arrivi all’atto sessuale di tipo pedofilico.\r\nÈ difficile avere con certezza dati che riguardino la prevalenza di questi disturbi, proprio perché molti vengono negati, altri tenuti nascosti. Non è neanche possibile fare una differenza tra la popolazione maschile e quella femminile, sebbene è più probabile che “la frequenza di questi atti nelle donne raggiunge la metà di quella degli uomini” (DSM-V).


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