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L’obiettivo primario è ben chiaro: ricercare “la verità e ottenere giustizia per le 23 vittime del 12 luglio 2016”. Un giorno maledetto quello, il giorno dello scontro tra due treni della Ferrotramviaria tra Andria e Corato: un incidente sul quale indaga la Procura di Trani e che ha provocato il decesso di 23 persone, quasi tutti passeggeri dei due convogli che si sono accartocciati. Per “ottenere giustizia e verità” è nata Astip, l’associazione strage treni in Puglia 12 luglio 2016.

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A lavorare alla sua fondazione alcuni parenti di coloro che hanno perso la vita ingiustamente, in prima fila la signora Daniela Castellano, figlia del bancario in pensione morto nell’impatto. Ieri, attraverso la pagina facebook, c’è stato uno sfogo contro il premier Matteo Renzi: ad indispettire è stato un vecchio post con il quale il presidente del Consiglio scriveva di essere “vicino alle famiglie delle vittime e a tutto il popolo pugliese”.

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“Accanto alle famiglie? Quando?? Mai sentita una sua parola di conforto!! L’unica sua vicinanza sono le foto sul luogo del disastro che ha pubblicato sulla sua pagina di facebook! Che si sappia la verità! Cosa ha fatto lei per evitare questa strage? Cosa ha fatto il suo ministro dei trasporti Delrio per evitare questa strage? Niente!”, la replica di Astip.

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Tra gli scopi dell’associazione anche “ottenere – si legge su facebook – dalle pubbliche autorità la risoluzione della mancanza della messa in sicurezza delle reti ferroviarie private italiane, tali da impedire impatti dannosi come quello del 12 luglio 2016”. Per questo gli organizzatori sono “intenzionati a promuovere ogni iniziativa utile e necessaria volta ad organizzare campagne di sensibilizzazione dell’opinione pubblica”.

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In un lungo post di venerdì scorso, viene spiegato: “Dobbiamo essere uniti come uomini e donne attraversati dal dolore, non ha importanza se direttamente o se colpiti dal pianto di chi ha visto cancellare la vita di un proprio caro. Nella nostra affannosa ricerca di giustizia dobbiamo imparare a pensare in un nuovo modo. Non abbiamo paura delle critiche, noi assetati di giustizia, non ci sono luoghi designati quando l’obiettivo è la verità che è sempre provvisoria , ma sempre feconda: tutti siamo in pericolo se non comprendiamo e riconosciamo la superficialità e la corruzione, combattendole… Allora, forse, queste vite cancellate non saranno state perse invano…. Dobbiamo imparare a pensare in un nuovo modo, dobbiamo imparare a considerare noi stessi vittime ed a diventare la forza vitale di tutti coloro che hanno conosciuto, amato o solo sfiorato i passeggeri di quei due treni. Tutti noi dobbiamo diventare ambasciatori di giustizia in ogni luogo, in ogni momento perché la memoria è la prima arma con cui difenderci per combattere i poteri corrotti”.


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