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Il 26 novembre 1980 Sandro Pertini fece un appello agli italiani a tre giorni dal terremoto dell’Irpinia, raccomandando mobilitazione e solidarietà da ogni parte d’Italia.\r\nConcluse con una frase epica, detta con quel rigore e quella voce paterna che avrebbe fatto bene ad ogni nostra famiglia:”ricordate che il modo migliore di ricordare i morti è quello di pensare ai vivi”.\r\nAggrappandomi a questo ricordo ho tirato a campare anche oggi, nel senso che mi è servito a soffrire meno. Mi è servito a soffrire meno anche pensare a quel 23 novembre 1980, perché ero un bambino fortunato. Infatti il mio terrore fu stemperato dai miei che mi portarono dai nonni, nella casa dove vivo ora e mi fece da balsamo per l’anima il sorriso della nonna M. e le sue parole d’amore, non parlò della tragedia, ma dei parenti che erano venuti in visita e delle cose di famiglia, cose frivole insomma.\r\nQuella casa era un rifugio, direi per tutti. Arrivavi e trovavi sempre un odore di casa e di cose buone, “è quasi casa/è quasi amore” direbbe De Gregori. La nonna capì la nostra paura e sdrammatizzò parlandoci dei pasticcini che qualcuno aveva portato loro quel pomeriggio.\r\nImparai che esistevano “le lingue di gatto”, che assaggiai senza fame, ma che mi ricorderanno per sempre quella buia sera senza luna, con i condomini del nostro palazzo scesi in strada in vestaglia e noi che restammo giù con loro “perché era meglio non salire ai piani alti”. A casa della nonna M. avevo subito controllato se i miei atlanti erano al loro posto, e sì mi rassicurò la nonna, erano al loro posto. Ore e ore a studiare quegli atlanti, in braccio alla nonna col nonno che mi sfotteva, perché avevo la “r moscia” e arrivato ad Amatrice dicevo Amatvice.\r\nMa li sapevo tutti a memoria i borghi italiani, ero un maniaco della geografia.\r\nMonte Porzio Catone, Casalnuovo (il paese della nonna), Borgo San Dalmazzo (da dove tornò il nonno o uno degli zii dalla guerra, siamo però  a Cuneo) Civita Castellana, Narni, Castelluccio, Mirandola (che è anche una splendida canzone di Gino Paoli), San Gemini, Bolsena, Bracciano, e potrei continuare all’infinito. Gli atlanti vicino ai libri di arte del nonno, tutto a memoria. Mi sono serviti tantissimo nel lavoro, i borghi italiani a memoria, perché la memoria va esercitata, sempre.\r\nSe ci fosse stata la nonna M. in questa notte insonne mi avrebbe consigliato di ripetere “l’eterno riposo” per i defunti tutti nessuno escluso, oggi più che mai. E di spegnere la luce del comodino, “che è tardi”.\r\nE poi la buonanotte, sofferta, come una supplica, con la consapevolezza che in notti come queste di buono non c’è niente.


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