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“Molto piacere mi chiamo Adele”. Un sorriso e la gioia di chi sta per pronunciare il sì più importante della vita. Quello che – in modo o nell’altro – segnerà la sua esistenza. Adele sposerà stamattina al Fortino, l’amore e la condivisione, in salute e in malattia. E poco importante se sposerà un’altra donna, Nicoletta. Sì, perché non è questa la notizia. Semmai la notizia è che possiamo raccontare che anche nel comune di Bari – come nel resto d’Italia – due persone dello stesso sesso, possono unirsi in matrimonio. “E’ stata una vittoria importante, ma con dei limiti. Nicoletta sarà mia ‘moglie’ e non la ‘compagna della vita’ – come vuole la legge. Avrà il mio cognome e a lei prometto assoluta ‘fedeltà'”, sottolinea Adele.\r\n\r\nAdele e Nicoletta\r\n\r\nAdele ha 33 anni. La incontriamo in un bar sul lungomare di Santo Sprito. Si racconta senza mezzi termini. Parla della sua omosessualità, di come l’ha vissuta e di come l’ha vissuta la sua famiglia. “Ero omosessuale già dall’asilo”, sorride. “Io non ho dovuto accettare nulla, era in me. Ma il merito è solo della mia famiglia – dai miei genitori ai miei nonni – che ha accettato ciò che sono e mi ha reso la vita più felice”.\r\n\r\nE poi ci racconta della sua storia con Nicoletta, 43 anni. Di come si sono conosciute. Sembra evidente che “quella” del primo passo è stata lei. Lo conferma: “Ci siamo conosciute in un supermercato. L’ho guardata negli occhi e le ho chiesto di uscire con me. Lei non mi ha risposto. Per me è stato un colpo di fulmine. Ci siamo incontrate qualche giorno dopo in un bar. Ci siamo salutate. Io l’ho invitata a prendere un caffè e da lì è cominciata la nostra storia. Viviamo insieme da otto anni”. Con loro vive anche la figlia di Nicoletta che ha 12 anni. “Non è stato necessario spiegarle nulla” – racconta. “Lei vive la nostra storia con estrema normalità”.\r\n\r\nIl matrimonio\r\n\r\n”Avevamo già deciso di sposarci in Portogallo, ormai non speravamo più che la legge sarebbe passata anche in Italia. Abbiamo cambiato programma quando ci siamo rese conto che sarebbe stato possibile sposarci qui a Bari”. Detto fatto, Nicoletta e Adele hanno organizzato – con l’aiuto di una agenzia di weeding planner – il loro matrimonio. “Volevamo un matrimonio tradizionale. Abbiamo organizzato una cena con amici e parenti. Ci sarà musica e balleremo fino a note fonda”.\r\n\r\nAdele indosserà uno smoking e sarà accompagnata da suo padre. Nicoletta – in abito corallo – da suo fratello. Ad attenderle la famiglia al completo. “L’accettazione della propria omosessualità – racconta Adele – passa proprio dal giudizio di chi ti ha messo al mondo. Capire l’omosessualità del proprio figlio significa rendere più facile il suo percorso di accettazione. I ragazzi di oggi hanno grandi difficoltà ad accettare. Hanno un linguaggio violento e non sono pronti ai cambiamenti. Da qui bisogna partire, dai giovani e dalle loro famiglie. La normalità si insegna”.\r\n\r\nGià, la normalità di un amore che vive come gli altri e che “sarebbe bello raccontare in un libro – confessa Adele – in un libro che parli di una storia come tante”.


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