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Dodici sport per tre giorni di festa nella palestra a cielo aperto del parco 2 giugno. All’evento, promosso dal Comune di Bari e dal Municipio II, parteciperà il circolo sportivo Angiulli  – che dal 1906 ha formato i professionisti e i dilettanti dello sport barese – per presentare al grande pubblico tutta la sua esperienza.

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A partire da venerdì 21 ottobre fino alla mattina di domenica 23, il parco sarà attrezzato per ospitare gare e esibizioni di ginnastica artistica, ginnastica ritmica, pallavolo, calcio, tennis, judo, lotta, karate, pallacanestro, scherma e pesistica. “Lo scopo è far vivere alla cittadinanza uno spazio pubblico – spiega il presidente del Municipio II Andrea Dammacco – e riqualificare gli spazi tramite lo sport. Oltre al parco, che è già di per sé sovrautilizzato, punteremo nel prossimo futuro a rivalutare spazi abbandonati, come quello in via Madre Teresa di Calcutta, che diventerà uno skate park e un’area attrezzata per la ginnastica a corpo libero”. “L’amministrazione si muoverà su più versanti – continua l’assessore Pietro Petruzzelli – sia popolando gli spazi comuni come le piazze e i parchi con manifestazioni sportive, sia con la manutenzione degli impianti dedicati allo sport. Bisogna alzare il livello di ‘sportivizzazione’ dei cittadini, scovare i nuovi talenti e formare i nuovi campioni”.

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Importante, per capire il successo di queste manifestazioni, ricordare l’effetto positivo delle Olimpiadi e dei grandi tornei internazionali di cui la Puglia è protagonista:”Dopo la vittoria della Pennetta abbiamo avuto il 30% in più di iscrizioni ai corsi di tennis” racconta Donato Calabrese che da poco ha lasciato la presidenza regionale della Federazione italiana tennis. Durante i tre giorni di manifestazione i baresi potranno confrontarsi con le più svariate discipline, in presenza dei professionisti dell’Angiulli e, specialmente i più giovani, scoprire una nuova passione. “Bisogna far scoprire ai ragazzi che oltre gli smartphone e i computer c’è tutto un mondo da scoprire – conclude Dammacco – il paradosso è che conoscono gli sport tramite i videogiochi ma, spesso, non lo praticano realmente”.

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