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“La cooperativa di Gravina era già stata esclusa dal bando dalla Prefettura perché non aveva i requisiti adatti a gestire un centro di accoglienza già lo scorso 24 settembre”. Così il sindaco di Bitonto, Michele Abbaticchio, spiega le polemiche dei giorni scorsi che hanno visto il comune barese coinvolto in un presunto episodio di razzismo. Ma facciamo un passo indietro.

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La notizia di un centro di accoglienza per immigrati a Palombaio, frazione di Bitonto, aveva inasprito gli animi dei residenti. Immediatamente è divampata la polemica ed è partita la raccolta firme per dire “No”, motivata dall’impossibilità di fornire a ventisei immigrati la dovuta accoglienza in un immobile – un ex mobilificio in via Piave – a disposizione della Prefettura e della Cooperativa di Gravina che doveva gestirla. La Cooperativa a quel punto aveva dichiarato che avrebbe fatto un passo indietro: “Se i cittadini non ci vogliono, rinunciamo”. Bitonto come Goro quindi? “Niente affatto”, tuona il sindaco. “La cooperativa non ha rinunciato. Ha raccontato una bugia. Era stata già esclusa dalla Prefettura perché non aveva i requisiti per gestire il centro di accoglienza”.

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Sulla vicenda è anche intervenuto Matteo Salvini, leader di “Noi con Salvini”, che ha applaudito al presunto rifiuto dei bitontini di accogliere altri immigrati. Su un post di facebook ha commentato: “Cittadini 1 – Clandestini 0. Bravi!”.

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“Invito Salvini a Bitonto – risponde Abbaticchio – per fargli capire come questa comunità è abituata a gestire l’immigrazione. La Puglia ha un impegno verso l’Europa e noi ci facciamo carico delle nostre responsabilità . La mia comunità ha accolto oltre 160 immigrati e viene considerato un esempio per Bari e provincia. Non siamo razzisti e non permetteremo a nessuno di disegnarci come tali”. “Certo – confessa il primo cittadino – ci sono dei piccoli conflitti tra i residenti e gli immigrati frutto dell’incontro di culture diverse. Ma da questo a disegnarci come razzisti ce ne vuole”. Abbaticchio assicura: “Valuterò le occasioni del caso. Deciderò se procedere contro chi ha procurato danno all’immagine alla mia comunità”.


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