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BARI – Un laureato su tre all’Università di Bari ad un anno dalla fine del percorso formativo triennale è ancora disoccupato. E’ quanto emerge dall’ultimo rapporto “Almalaurea” sulla condizione occupazione dei laureati in tutta Italia. Il campione “barese” preso in considerazione è di 4.231 laureati alla triennale, il tasso di disoccupazione calcolato è del 34 per cento, contro un più basso 23,4 per cento a livello nazionale. Non solo: il 52 per cento dei ragazzi che ha la fortuna di trovare un’occupazione deve, però, “accontentarsi” di contratti a termine, di un anno al massimo, rispetto al 48 per cento di neo laureati che riesce ad ottenere un contratto a tempo indeterminato. Certo, anche lo stipendio d’ingresso non è proprio da nababbi: in media è stato calcolato che un ragazzo che si è laureato a Bari riesce a strappare 982 euro netti al mese (A Milano si parte anche da 1.700 euro, ma va anche considerata il diverso costo della vita).

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L’identikit del laureato

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Il laureato barese ha un’età media di 26,5 anni, con alcune differenza: per i laureati di primo livello il titolo di studio arriva, in media, attorno ai 25,3 anni, mentre per i magistrali biennali a 27,7 anni. Solo il 42 per cento dei laureati termina il percorso di studi in tempo, questo vuol dire che il 58 per cento degli studenti è fuori corso. Il voto medio di laurea è di 104. Gli universitari baresi, rispetto ai loro coetanei  lombardi o laziali, durante il percorso di studi fanno poca esperienza all’estero: solo il 7 per cento, infatti,  partecipa ad ad esempio all’Erasmus. Per potersi pagare gli studi, invece, il 60 per cento dei ragazzi ha lavorato. Gli studenti interpellati che hanno conseguito la laurea nel 2015 (7.251) hanno espresso per il 79 per cento soddisfazione nei confronti dei docenti.

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Disponibilità a lavorare dopo la laurea

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L’87% dei laureati è disponibile a lavorare subito dopo la laurea ma a patto che si tratti di contratto a tempo pieno, altrimenti la percentuale scende al 42% in caso di offerta di contratto part-time. Il 90% dei laureati è disponibile a iniziare immediatamente in caso di offerta di un contratto a tempo indeterminato, percentuale che cala al 38% se il contratto proposto è a tempo determinato e al 25% se si parla di un contratto di consulenza o collaborazione. Il 36% si dichiara disponibile a lavorare in modo autonomo. Le donne sono in generale più disposte degli uomini a lavorare part-time (48 contro 32%) e in generale con tutte le forme contrattuali; i maschi sono più disponibili delle ragazze a lavorare in conto proprio (39 contro 34%).

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Cosa accade a tre anni dalla laurea?

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A tre anni dalla laurea, il tasso di disoccupazione scende al 19 per cento (12,6 per cento in media in Italia) rispetto al 34 per cento di disoccupazione ad un anno dal conseguimento del titolo di studio. Gli occupati stabili sono il 53 per cento e le retribuzioni medie salgono a 1.103 euro mensili. I disoccupati rappresentano il 43 per cento dei laureati. Il 71 per cento lavora nel campo privato, mentre il 21 per cento  nel pubblico. La restante quota lavora nel non-profit. L’ambito dei servizi assorbe l’87 per cento, mentre l’industria accoglie l’11 per cento degli occupati. Marginale la quota di chi lavora nel settore dell’agricoltura.

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Cinque anni dopo la laurea

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A cinque anni dal termine del percorso formativo, il 77 per cento  dei laureati è occupato. Il tasso di disoccupazione è pari al 15% contro l’8,9 per cento a livello nazionale. Le retribuzioni arrivano a 1.191 euro mensili. Anche in questo caso prevale il settore privato e quello dei servizi.

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