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E’ iniziato oggi il processo in Corte di Assise che vede imputato Roberto Perilli, accusato dalla Procura di Bari di essere il mandante dell’omicidio volontario e premeditato dell’agente immobiliare Giuseppe Sciannimanico. La famiglia e la fidanzata della vittima hanno chiesto di costituirsi parte civile, ma la prima udienza è stata caratterizzata da una polemica nata tra difesa e accusa sull’ammissibilità nel processo della dichiarazione spontanea fatta dall’altro imputato, Luigi Di Gioia, il presunto esecutore dell’assassinio.  Si tratta di una prova importante che gli avvocati Rosita Petrelli e Massimo Roberto Chiusolo, difensori di Perilli, hanno però chiesto che venga esclusa dal fascicolo di udienza. Il pm Francesco Bretone si è opposto alla richiesta, i giudici si sono riservati e decideranno nella prossima udienza fissata a gennaio.\r\n\r\nLe ammissioni di Di Gioia\r\n\r\nNella dichiarazione spontanea Di Gioia sosteneva: “Nell’ottobre del 2015 Roberto Perilli mi chiese di fissare un appuntamento con il signor Giuseppe Sciannimanico per il giorno 22 ottobre, al fine di valutare un appartamento da mettere in vendita, suo tramite in via De Liguori, e per il successivo 26 ottobre al fine di visionare un appartamento in vendita in via Troisi. Mi disse di qualificarmi come signor Lorusso e mi forni la scheda telefonica con numero 3512554513, dicendomi di utilizzarla esclusivamente per fissare i predetti appuntamenti chiamando l’agenzia Tecnocasa di via Cairoli”. Sciannimanico fu ucciso nel rione Japigia il 26 ottobre del 2015, secondo polizia e il pm Francesco Bretone a commissionare l’assassinio fu Perilli che temeva la concorrenza del giovane agente immobiliare che stava per aprire una filiale a Japigia. Di Gioia non ha reso una confessione vera e propria, nel senso che non fa il nome del killer. Anzi, dice: “Non ho ucciso il signor Sciannimanico e non avevo nessun motivo per farlo” e aggiunge di “non essere in grado di riferire chi l’abbia ucciso”.\r\n\r\nLa tesi dell’accusa\r\n\r\nPerò le sue dichiarazioni rafforzano l’ipotesi della Procura e polizia, ovvero che l’omicidio fu progettato proprio da Perilli. Secondo la ricostruzione degli investigatori, infatti, Perilli – per paura della concorrenza di Sciannimanico, che stava per aprire un’agenzia nella sua stessa zona, a Japigia – avrebbe progettato il suo assassinio. Come? Fissando due falsi appuntamenti per visionare delle case in modo da avvicinarlo senza insospettirlo e ucciderlo. Ricostruzione che combacia con le dichiarazioni di Di Gioia. Confermato anche il particolare della consegna della scheda telefonica.


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